La parola scritta

Ho domandato a Macaluz il permesso di pubblicare qui un suo articolo per il giornale sindacale. L’argomento sfiora, anche se vagamente, il tema principale di questo blog, e dato che per pigrizia o mancanza di tempo il Suddetto Macaluz non ha mai postato nulla, finora, lo faccio io per lui, sperando che in futuro decida di partecipare attivamente al blog.

PAROLA SCRITTA

Sono le 23,30 e sono distrutto.
E’ durato tre giorni il forcing finale.
Sono in una grande sala riunioni a ****** presso la Direzione Generale di **** Assicurazioni.
Stiamo siglando il contratto integrativo di ***** Assicurazioni e il Direttore del Personale ha appena finito di fare il solito discorso di fine-trattativa.
Il tavolo a ferro di cavallo sembra una catena di montaggio dell’Alfa d’Arese anni ‘70.
Ciascuna pagina del contratto parte dai rappresentanti della Direzione e, rigorosamente in senso antiorario, è fatta passare di mano in mano, in modo che tutti siglino il documento.
Saremo una ventina di persone e le pagine sono sessantacinque…… Non passa più.
Verso la cinquantesima comincio ad avvertire un dolore alla mano, avvisaglia un possibile crampo.
Sarà la stanchezza ma firmando ripasso mentalmente i passaggi cruciali della trattativa, dove l’abbiamo spuntata, dove abbiamo dovuto mediare, dove non c’è stato nulla da fare.
Mi rendo improvvisamente conto dell’importanza delle parole; di come la sola posizione in una frase ne possa cambiare il senso e quindi negare od avvallare un diritto contrattuale.
Ormai, eccetto  pochi “lettori di libri”, quasi solo per lavoro si è costretti ad avere a che fare con codicilli e testi scritti.
Se ci pensiamo bene siamo sempre meno attratti dalla comunicazione scritta.
Quando leggiamo un testo senza immagini, siamo costretti a capire ed interpretare; al meglio ad “immaginare”, ad essere registi e non spettatori del film che ci facciamo nella mente.
Facciamo più fatica a seguire un testo scritto che a vedere un documentario, una foto, una presentazione con slides.
Ma la comunicazione scritta è più completa.
Ci dà il vantaggio di poter riflettere sul testo, soffermarci, valutare le reazioni di chi a sua volta leggerà, correggere in corso d’opera.
Possiamo insomma fermarci “a pensare” senza limiti di tempo indotti da altri; siamo noi a dettare il ritmo.
Nella comunicazione per immagini la successiva ricopre quella precedente cancellandola secondo un copione che non è il nostro e lasciandoci sensazioni ed emozioni studiate al tavolino da altri.
Nella comunicazione del messaggio si può incidere anche sui meccanismi cerebrali e psicologici della memoria dello spettatore facendolo passivamente ricordare o dimenticare a piacimento.
Viene più naturale impigrirsi davanti ad un televisore o sfogliare gli inserti di un quotidiano dove le pagine dedicate alla pubblicità sono di più di quelle riservate agli articoli.
L’immagine è più forte della parola.
Dobbiamo aggiornare anche i proverbi: “Ne uccide più la TV che la penna”.
Gli studi fatti in materia hanno ampiamente dimostrato che l’emozione prodotta dall’immagine è superiore a quella veicolata dalla parola scritta.
Il problema semmai è che la quasi totalità dei messaggi veicolati tramite immagini è pubblicità o spazzatura.
La qualità nel cinema, nella TV, nelle pubblicazioni settimanali sempre più scadente e il profitto “mordi e fuggi” ha sempre meno interesse a rischiare finanziando la sperimentazione o l’arte.
Torno sulla terra mentre continuano a passare incessantemente le pagine del contratto e io non so se ho più fame o più sonno.
Finito di firmare metto via la mia copia e mi accorgo del “peso” del contratto, intendo anche quello fisico.
Già vado con il pensiero all’assemblea dei lavoratori per la spiegazione e l’approvazione.
Capiranno le spiegazioni quei colleghi che non hanno fatto neppure la fatica di leggerselo?
Non era meglio un bel CD o DVD con un filmetto che spiegava solo i punti di forza, i successi e non le sconfitte?

6 commenti

Archiviato in divagazione, libri, politica, tv

6 risposte a “La parola scritta

  1. Tengo a precisare (anche se credo che non ce ne sia bisogno) che nel MIO mondo la parola scritta ha il ruolo da protagonista, mentre la TV è una comparsa al pari del cinema. Posso comunque capire che la sottocultura imperante sia questa.

  2. Cerchero’ di spiegarmi bene, perche’ la mia opinione in merito e’ piuttosto delicata. Io faccio fatica a leggere i racconti, e’ vero, ma per esempio l’esposizione di opinioni e fatti riesco a coglierla in maniera molto efficace.Studio da ormai parecchio “la scienza del demonio”, un misto di psicologia marketing e pubblicita’, e so quanto efficace puo’ essere l’immagine nel fuorviare e nel catturare l’attenzione. E’ una questione di comodita’. Di base il cervello assimila meglio cio’ che gli e’ piu’ comodo assimilare, e un’immagine e’ sicuramente piu’ diretta di mille lettere e lunghi papiri.Il cervello e’ molto pigro in effetti. Per assimilare i concetti fa continuamente riferimento su concetti e collegamenti gia’ in passato da esso “fabbricati”, e questo lo rende piu’ vulnerabile ad un buono studio di qualche diapositiva o qualche breve filmato, rispetto a una grossa serie di fogli e di testo. E’ triste tuttavia che la gente si lasci impigrire a sua volta da tutto questo, perdendo la capacita’ e la voglia di leggere cose che tutto sommato possono essere utili, e sicuramente le riguarda, in onore di un “meglio se do una scorsa veloce alle diapositive riassuntive che ho qui”, o addirittura di un “si si va be, lo leggo dopo sempre che io abbia voglia”.La fatica che si fa ad esprimersi bene con immagini e testo tuttavia e’ praticamente equivalente. Un’immagine veramente efficace e’ piu’ difficile da produrre di quanto si pensi. Forse si puo’ mettere qualche figura qua e la’, giusto per spezzare la monotonia, e qualche frasettina estratta in stile rivista, sicuramente i concetti chiave in questo modo si evidenziano, e si invoglia di piu’ il lettore.Volendo fare un bel dvd con il filmetto tuttavia si rischierebbe cosi’ tanto di scadere nel banale e nell’autocelebrazione che, senza uno studio piu’ che ottimo dietro, io non mi arrischierei…

  3. io sono attratta dalle parole.la mia aspirazione è quella di arrivare un giorno a saperle usare bene, con arte potrei azzardare.mi affascinano tutti i fenomeni che scaturiscono dal loro utilizzo.anche quello all’apparenza più banale.le parole scritte sono una delle poche cose delle quali non riesco a fare a meno!

  4. @fastidiosetta: in questo siamo d’accordo.Anche se io non ho mai avuto velleità letterarie, non potrei immaginare un mondo dove la letteratura non esiste. Hai presente “Fahrenheit 451”? Un vero incubo!

  5. a volte mi chiedo come fanno certe persone a non sentire il bisogno di avere un libro tra le mani.non dico per leggerlo.solo per sentirne l’odore.per sfogliare le pagine.i miei libri mi seguono sempre.buttati in una borsa.li tiro fuori in autobus,davanti ad una interminabile fila.e anche il libro più brutto mi ha lasciato qualcosa di buono.un libro è sempre la soluzione migliore.

  6. @fastidiosetta: Molto semplice: La puzza delle pagine non e’ gradevole per tutti. Idem l’aria che fa la carta quando la si sposta. Non per ultimo la sensazione di peso sulle mani… (sto scherzando ovviamente visto che non si capisce sempre)

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