“La lettera scarlatta” e “Racconti neri e fantastici” – N. Hawthorne – Ed. Newton & Compton – Collana I grandi dell’800 – Traduzioni di F.M.Martini e E. Giachino –   pagg.253 – ( Bancarella del libro usato ) €. 3,00.

"La lettera scarlatta”, ambientato alla fine del 16° secolo nella Nuova Inghilterra colonizzata dai Puritani, narra delle vicissitudini di Ester Prynne, giovane inglese condannata per adulterio e messa al bando dalla comunità. Per tutta la vita dovrà portare sul petto, ben visibile a tutti, la lettera “A” di adultera, ricamata su di un triangolo di stoffa scarlatta, in modo che chiunque la veda se ne allontani e rifiuti qualsiasi contatto sociale con lei…

La durezza, la crudeltà e la violenza dei puritani che in quell’epoca imperavano sulle nuove frontiere d’america trasuda da ogni pagina. L’atmosfera è cupa e disperata, il paesaggio è ostile, sterile e pericoloso.

L’integralismo religioso sfocia nella superstizione, la pretesa rettitudine morale sfocia nella violenza più cruda. Il razzismo e l’odio per i “diversi” è una regola imprescindibile. Tutto ciò è amplificato dallo stile di narrazione di sapore antico, che usa forme verbali e allocuzioni ormai dimenticate. Personalmente non ho mai amato i tempi e i luoghi (nè tantomeno le ideologie che hanno generato) dei quali si narra in questo romanzo ed in alcuni altri “racconti neri e fantastici” ( segnalo positivamente, fra questi ultimi, “David Swan: una fantasia”, nel quale il destino ed il caso giocano un ruolo importante nella vita di un’ignaro giovane di campagna che si avventura in città ). Apprezzo comunque il tono di denuncia di Hawthorne, senza peraltro ricavare da questa lettura nessun piacere, anzi un vago senso di disagio e rabbia. Non sono molto d’accordo con certa critica che vede nei lavori di Hawthorn i segni di quello che sarà  il grande Edgar Allan Poe, forse perchè non ho ancora letto altri racconti di questo autore. In quello che ho letto finora non ho trovato quasi nulla di “nero e fantastico”, a parte la tetraggine puritana e le sue superstizioni. Forse dovrei leggere il resto, ma mi costerebbe parecchia fatica, ed ora non me la sento.

8 commenti

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8 risposte a “

  1. anonimo

    Non ho letto il libro “La letterla scarlatta” ma ho visto il film…pessimo a mio giudizio. Una noia mortale. Se, quando va proprio bene, un film riesce a riportare il 50% dell’intensità di un libro nella “Letterla scarlatta” siamo intorno all’1%!! Mi riprometto quindi di dedicarmi alla lettura del suddetto appena posso e lasciare un commento in merito! :PImperterrito

  2. Imperterrito

    Scusa, non ero loggato prima…sono Imperterrito! 😛

  3. @Imperterrito: si lo so, non eri loggato però hai firmato ^__^Come dicevo nel post, non è che io vada matta per l’america dei pionieri, perciò posso risultare piuttosto fredda nel mio giudizio. Fatto sta che, pur riconoscendo il valore dell’autore (fra l’altro c’è un prologo dove Hawthorn descrive con molta ironia i suoi colleghi della dogana di Salem) non riesco ad appassionarmi al romanzo.Sono ansiosa di sentire qualche altro parere.

  4. La storia di Hester è una storia senza tempo anche se collocata in una cornice storica molto precisa. Mutatis mutandis, di “lettere scarlatte” ne circolano tante, purtroppo, ancora oggi. L’ostracismo verso il diverso non è patrimonio esclusivo dei puritani americani di qualche secolo fa. Magari lo fosse… Quante Hester circolano nella civilissima Europa di oggi? Tu dici che la lettura di questo libro non ti ha dato piacere, che i sentimenti che hanno prevalso sono stati il disagio e la rabbia. Forse H., il quale era molto fedele ma allo stesso tempo critico nei confronti della società americana in cui viveva voleva proprio questo, suscitare rabbia nel lettore verso comportamenti che lui stigmatizzava. Hester in qualche modo è un simbolo di un’America che cambia, o che quanto meno H. auspica che cambi… Io l’ho trovato un romanzo molto ben scritto, e che se ha un difetto è proprio quello di esser fin troppo didascalico, nel suo voler trasmettere un messaggio…Parli di linguaggio arcaico. Non so, forse dipende anche dalla traduzione. Io ce l’ho tradotto ottimamente da Aldo Busi e Carmen Covito e non mi ha dato quest’impressione…

  5. @gabrilu: concordo con te su tutta la linea. Infatti ho premesso quello che mi dava “fastidio” e non l’ho imputato all’autore. Sono convinta anch’io che questo era il risultato che H. voleva raggiungere, e l’ha fatto molto bene. Nonostante queste considerazioni, questo non è un libro che ho voglia di rileggere (almeno per ora) sarebbe masochistico immergersi di nuovo in queste atmosfere fetide e incontrare di nuovo dei personaggi così odiosi.Già reggo poco e male gli americani di oggi!! Per la traduzione: immagino che quella di Busi e Covito sia tutt’altra cosa.

  6. David Swan è citato nel mio “L’orologio di cenere”, a pagina 80. Suppongo che, a suo tempo, tu non abbia colto la citazione… ma in realtà non l’ha notata nessuno, sigh!Hawthorne fu, a parere del sottoscritto, un grandissimo scrittore, e non si può negare che alcune tematiche lo leghino a doppio filo con l’opera del maestro Poe. Poe che, per inciso, adorava la produzione fantastica di Hawthorne. Ad ogni modo, “David Swan” rimane uno dei racconti più belli mai letti dal sottoscritto: incipit e conclusione andrebbero imparati a memoria!Un forte abbraccio dal tuo amico “decerebrato”!!!A proposito: non preoccuparti per le mail offensive che giungono sul mio blog, certe cose mi scivolano addosso. Mi hai paragonato a un mastino, no? Beh, i mastini attaccano soltanto quando fiutano un reale pericolo nell’aria… ma se davanti ai loro occhi transita un poveraccio che vaneggia urlando frasi sconnesse a se stesso, lo lasciano in pace.Ogni riferimento a cose o blogger è puramente casuale. Aldo M.

  7. @Isognatori: quando ho letto “l’orologio di cenere” non conoscevo “David Swan: una fantasia” e sul momento non mi è venuto in mente di investigare. Ora il nome mi ricordava qualcosa, ma non ero riuscita a ricollegarlo: mi perdoni?Per quanto riguarda Poe estimatore di Hawthorne, ho già ammesso che dovrei leggere gli altri racconti di quest’ultimo, e che un giorno lo farò. Concludo il commento, caro il mio “mastino”, col dire che la mia reazione è stata del tutto personale, perchè dava fastidio a me,non certo perchè tu avessi bisogno di qualsivoglia sostegno. Anzi, scusami se mi sono permessa di reagire come se fossi stata a “casa mia”. Un abbraccio a tutti e due.

  8. Ma dai, Patty: scusarti per cosa? Quando vieni a trovarci sul blog dei Sognatori tu SEI a casa tua. Certa gente, invece, arriva senza nemmeno bussare e pretende pure di essere presa in considerazione! Ecco perchè rispondiamo ai tuoi commenti, e ad altri no: vogliamo poter discutere con persone capaci di dire cose intelligenti, indipendentemente dal fatto che si sia d’accordo o meno su un argomento. Se proprio dobbiamo “guerreggiare” (dialetticamente, s’intende), vogliamo almeno che lo scontro sia civile e stimolante. I deliri apoplettici di certi blogger di nostra conoscenza, è meglio lasciarli perdere… lì la partita è già vinta prima ancora di scendere in campo!

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