Il mio nome è rosso.

“Il mio nome è rosso” – Orhan Pamuk – Traduzione: M.Bertolini e S.Gezgin –  Ed. Einaudi Super ET– pagg. 439 – €. 11,80.

[ Istanbul, 1591. In una città scossa da antiche inquietudini e nuovissime tentazioni, tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un crudele assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perchè se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella Seküre, non ci sarà l’amore che ha sognato per dodici anni. ]

Non sono assolutamente d’accordo con gli insegnanti di scrittura creativa, che ti obbligano a piallare, limare, strizzare, disseccare gli scritti fino a (dicono loro) giungere all’essenza del concetto che si vuole esprimere. Questo per me è giornalismo, e neanche del migliore. Se questo fosse il metro per valutare un’opera letteraria, moltissimi scrittori, premi Nobel per la letteratura e autori dei più grandi capolavori non verrebbero nemmeno presi in considerazione, se non con un’alzata di sopracciglio piuttosto sdegnosa. Il maggior pregio de “Il mio nome è rosso”, secondo me sta nelle stupende, lunghe descrizioni dei personaggi e dei luoghi, e nelle divagazioni sognanti, e nel coro di voci eterogenee che vivono la stessa storia descrivendola da un diverso piano prospettico. Si tratta di un racconto che risulta quasi “illustrato” da diversi “pittori” che, ogniuno col proprio stile, compongono la scena con colori e sfumature diverse. Persino i colori ed i disegni (“il mio nome è rosso”, “Io, il cane” e molti altri sono i nomi dei capitoli) hanno una storia da raccontare e un’opinione da esprimere. Pamuk ci accompagna per mano nella Istanbul del 1591, ci mostra i caffè, le case, la reggia del Sultano, i laboratori dei miniaturisti, ed anche i personaggi sono finemente delineati, dandoci un quadro quasi completo della società e delle tensioni e contrapposizioni di un impero al suo tramonto. Il tema che fa da sfondo è quantomai attuale: un popolo combattuto fra tradizioni e modernità, fra Islam e Occidente. Modernissimi sono anche i personaggi di Esther e Seküre, o i seguaci del predicatore di Erzurum, che potrebbero benissimo vivere ai nostri tempi, perchè, sotto certi aspetti, poco è cambiato.

COMMENTO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2006 AMPIAMENTE MERITATO.  

16 commenti

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16 risposte a “Il mio nome è rosso.

  1. pensa tolstoij cosa sarebbe senza le lunghe descrizioni.pure troppo lunghe.p.s:ho comprato il libro di travaglio.avrò fatto bene?

  2. @Fastidiosetta: appunto.E di esempi ce ne sarebbero molti altri. Il libro di Travaglio l’ho preso anch’io, sacrificando molto altro. Sta andando fortissimo!

  3. bah.devo ancora finire gli acquisti.pure il libro sul papa potrebbe andare bene.ma non ho voluto rischiare.insomma…i crediti sono pochi e i costi troppo alti.un finanziamento me lo concedono?che dici?vabbè.vado.in libreria a fare acquisti non virtuali.

  4. è una notizia di ieri: pare che Pamuk sia scomparso, lasciando la Turchia. Chissà come finirà questa storia

  5. Ne ero informata: a quanto pare è negli U.S.A., non ce la faceva più a vivere sotto scorta, tantopiù che la polizia turca simpatizza per gli attentatori che hanno già ucciso per la stessa ragione (accuse di offesa alla nazione e alla “turchità” ) e le minacce erano troppo frequenti.

  6. @Fasty: ormai sono a crediti=0. Ho fatto salti mortali fra vendite e acquisti, di meglio non potevo fare con 7 punti. Speriamo bene!!Ti invidio, vai in libreria! Io devo stirare, sistemare il bagno, la cucina…finirò a notte fonda perchè ho perso un pò di tempo per questa recensione :O(

  7. Ciao, grazie di avermi avvisata! E ora mi interessa ancora di più. Appena finisco di leggere qualche libro che ho ancora in libreria, corro a prenderlo in biblioteca! 🙂 Herm

  8. @Herm27: piacere di esserti utile! ^___^

  9. Sono assolutamente d’accordo con te su quello che dici delle scuole di scrittura “creativa”. Hanno senso, per me, le scuole di scrittura professionale, ma la creatività non è roba che si può imparare in una scuola…Su questo libro di Pamuk concordiamo, mi pare. Sono contenta che sia piaciuto anche a te, perchè è un libro che merita. In quanto alla lunghezza delle decrizioni, beh su quello le reazioni dei singoli lettori possono anche essere diverse. A me le descrizioni piacciono, ci sono abituata ma capisco che per altri possano apparire un po’ stancanti. In queste cose è anche questione di allenamento…

  10. @Gabrilu: è vero, hai ragione. Ma non credi anche tu che senza la parte descrittiva non sarebbe la stessa cosa? Non ti pare che buona parte del fascino di questo romanzo sia proprio lì?

  11. Lo metto in lista.See ya!

  12. @RObin: fai bene! Però ti devo avvisare che si tratta di un romanzo “lento”, nel caso che tu non ami troppo le descrizioni; però se riesci a superare questo piccolo “scoglio” la navigazione sarà piacevolissima.

  13. lo sto leggendo adesso, sono a metà e concordo perfettamente con quello che dici. questo romanzo ti rapisce, la trama non è importante ma la magia delle parole dei vari personaggi incanta

  14. @Elisaday: grazie per i tuoi commenti e per esserti registrata sulla mappa dei biblioblogs.Sono passata da te ed ho visto che abbiamo parecchie letture in comune. Teniamoci in contatto! ^______^

  15. Concordo. Un libro dallo straordinario impianto narrativo, costruito come una “matrioska”. Classico e moderno allo stesso tempo e molto, molto suggestivo.Simo

  16. @Simona C: è uno dei migliori romanzi (forse il migliore) che ho letto da un anno a questa parte

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