Pastorale americana

“Pastorale americana” (Premio Pulitzer 1997) –   Philip Roth – Ed. Einaudi Tascabili – pagg. 458 –

€. 11,00 ( – sconto 30%)

Seymour Levov è alto, biondo, bello, campione di basket, baseball e football americano: al liceo lo chiamano “lo Svedese” ed è amato da tutti. Ebreo benestante e integrato, ciò che pare attenderlo negli anni cinquanta è una vita piena di successi professionali e gioie familiari. Fino a che la guerra del Vietnam non gli entra letteralmente in casa: la sua amatissima figlia sedicenne diventa una terrorista. Ciò che racconta Nathan Zuckerman, che dello Svedese aveva fatto un mito della sua adolescenza, è la distruzione della sua vita, il rovesciamento della pastorale americana: un grottesco Giudizio Universale in cui i Levov, ed insieme a loro il lettore, assistono al crollo dell’utopia dei giusti, al trionfo della rabbia cieca e innata dell’America.

 
Questo romanzo mi ha colpita profondamente toccando, anche se con una storia molto diversa dalla mia, dei temi che non hanno mai smesso di assillarmi. I cambi generazionali causano delle fratture profonde: per quanto ti sforzi di essere il miglior padre/la miglior madre che ti sia possibile essere, sbaglierai. Bisogna accettare che i nostri figli non sono una diramazione di noi stessi, e se anche ci assomigliano fisicamente, sono degli individui completamente autonomi e diversi da noi, nella mente e nel cuore. Non esiste azione o comportamento che messi in atto, credendo di fare il bene dei nostri figli, diano il risultato sperato. Non possiamo influire, se non minimamente, in quello che è il loro destino. Continuiamo comunque ad amarli disperatamente.

39 commenti

Archiviato in libri

39 risposte a “Pastorale americana

  1. Hai colpito pure me con la descrizione.Ora sono e sarò a lungo impegnato da Il Signore degli Anelli, che mi sono imposto di leggere tutto e di farmelo piacere.Poi questo me lo metto in lista. Una lista che si sta allungando parecchio, tra l’altro, maledetto sia Tolkien, ma per questo posto lo trovo sicuramente.See ya!

  2. @RObin: ancora col “Signore degli Anelli”?? Mi sa che stai andando proprio piano, con quella lettura. Comunque non ti lasciar scappare “Pastorale americana”, secondo me è bellissimo, anche se inquietante, dal mio punto di vista.

  3. clairenewman

    Proprio ieri ho dato via questo libro, che prendeva polvere da quasi tre anni sulla mia libreria. Non sono mai riuscita a finirlo, e così Ho Sposato Un Comunista. E in generale ho un pessimo rapporto con la narrativa americana (vedi DeLillo), non siamo fatti l’una per l’altra forse…Ad ogni modo, leggo fedelmente il tuo blog, trovo sempre spunti interessanti per la lettura. Ciao.

  4. @clairenewman: per dirti la verità neanch’io ho un buon rapporto con gli americani, preferisco gli europei e i russi, solitamente. Ma Roth è una felice eccezione, forse perchè di origini ebraiche.

  5. anonimo

    perchè precludersi di leggere un libro solo per la provenienza dell?autore?voglio ricordare che anche HENRY JAMES( new york), Ernest Hemingway(illinois), Emily Dickinson (Massachusetts) erano americani…i libri non appartengono alle nazioni, e come diceva Wilde (inglese), nella prefazione ad uno dei capolavori della letteratura (il Rritratto di Dorian Gray), “I libri sono scritti bene o scritti male. Tutto qui.”ginevra

  6. pastorale americana lo presi con repubblica, a quanto vedo dalla tua recensione, merita proprio tanto

  7. Sono contenta che ti sia piaciuto, io l’ho amato moltissimo e da subito. Sarà che ho un debole per Roth…:)Concordo con Anonimo: gli scrittori non possono essere catalogati per provenienza. E Steinbeck? e Faulkner? Ed Edith Wharton? Ogni paese ha o ha avuto i suoi fuoriclasse.

  8. Grande, grandissimo Roth! come si fa a parlare di “nazione” quando si parla di letteratura? mi pare un po’ riduttivo.bel blog Claudio

  9. @Ginevra/pricessebelle/ghirighiz: lungi da me fare delle questioni di nazionalità. Prima si legge e poi si giudica, ma col passare degli anni ho constatato che i miei gusti letterari mi portano a prediligere alcuni autori, che casualmente sono al 90% europei, russi e anche orientali.Forse è una questione di origine culturale, forse no. Detto questo non mi sentirei mai di generalizzare in modo così banale. Ci sono comunque parecchi autori statunitensi che apprezzo molto, e dei quali ho recensito parecchie opere.

  10. @Eliseday: tienilo presente, ne vale senz’altro la pena.

  11. Ebbè, Il Signore degli Anelli è roba lunga. Soprattutto considerando che, più che una lettura di piacere, è una sfida con me stesso.See ya!

  12. @RObin: ok, sei giustificato. ^____^

  13. Pastorale Americana è un grandissimo libro, forse il più bello dei libri di Roth, il quale avrebbe tutti i titoli per il Nobel. Come d’altra parte Don DeLillo per Underworld, grande capolavoro epico, lirico, elegiaco. Però sia Roth che DeLillo non sono perseguitati politici nè esiliati (per loro fortuna), sono per giunta americani perciò sospetto che le loro possibilità di ricevere il Nobel risultino molto scarse, allo stato attuale.In quanto poi alla nazionalità degli scrittori, Kundera (che metto pure nella rosa degli scrittori secondo me meritevoli di Nobel) nel suo bellissimo libro di saggistica letteraria “Il sipario” ha espresso molto bene l’idea per cui la grande letteratura esula dai confini nazionali, i suoi criteri di valutazione sono extra-nazionali.

  14. clairenewman

    @Ginevra: lo dicevo soltanto perché mi è capitato di non riuscire a finire libri di vari scrittori americani che sono unanimamente osannati. Henry James che tu citi è anzi uno scrittore che amo molto :)Il fatto che i miei scrittori preferiti siano soprattutto russi e inglesi dipende forse dalla particolare attrazione che ho verso le loro culture, ma non scelgo un romanzo in base alla nazionalità, ci mancherebbe!

  15. Roth mi ha sempre incuriosito. Un altro libro in lista, dunque.

  16. @Zeruhur: Direi proprio di si!

  17. @gabrilu: veramente grande, quest’uomo.L’avevo già capito leggendo “La macchia umana”, ma “Pastorale americana” è mille volte meglio, secondo me. Trovi anche tu superfluo che io ripeta la mia spiegazione sui miei gusti letterari, oppure non mi sono fatta capire ? Lo chiedo a te come persona autorevole, e nel caso approfondirò il discorso in un altro post.Grazie per i tuoi commenti, arricchiscono sempre il dialogo in corso.

  18. anonimo

    Preciso che il mio commento non voleva essere assolutamente polemico. i gusti sono molto personali, quindi penso sia molto normale preferire degli autori invece che altri…anche io amo molto James, e su Roth c’è da da dire che è semplicemente straordinario…BUONA LETTURA A TUTTI!!!!GINEVRA

  19. @Ginevra: non ti preoccupare ^___^ Abbiamo capito tutti che il tuo commento non era polemico.Io mi preoccupo soltanto che si capisca quello che intendo dire.

  20. Ma che fai, Patty, mi prendi in giro? Autorevole iooo ?!? Ma dai…Tu fai benissimo ad esplicitare le tue preferenze. Tutti hanno/abbiamo le loro/nostre preferenze, non esiste una lettura oggettiva ed asettica. La differenza fondamentale tra i critici da quattro soldi e quelli seri sta proprio tra quelli che le preferenze le hanno — eccome! — ma si danno grandi arie di essere oggettivi ed imparziali e quelli che le preferenze le hanno, le dicono ma cercano di tenerle sotto controllo e di tener conto che al mondo esistono cose notevoli anche se non perfettamente rientranti nelle proprie categorie di gusto.

  21. @gabrilu:Ecco, appunto. Ora però volevo chiederti una cosa (mi vergogno parecchio): non ho mai letto Joyce, anche se in casa ci sono sia “Ulisse” che “Dedalus”. Ho pensato che sarebbe meglio iniziare con i racconti “Gente di Dublino”, cosa ne pensi?

  22. @clairenewman: e adesso dirò una cosa che scandalizzerà il mondo: DETESTO CORDIALMENTE IL PREMIO NOBEL ERNEST HEMINGWAY e tutta la sua produzione letteraria.

  23. Su Joyce: sono la persona meno adatta a dare consigli in proposito. Mi piacciono molto i racconti di Dublino, quelli si, ed apprezzo Dedalus. Ma l’Ulisse proprio non lo reggo. E potrei anche argomentare il perchè, ma sarebbe arduo farlo nello spazio consentito ad un commento. Però questa sono io, tieni conto che c’è un sacco di gente appassionatissima di Joyce, e forse è ad uno di loro che dovresti rivolgerti…A me, ripeto, i racconti sono piaciuti molto, e mi capita anche di rileggerli. Ma è un Joyce completamente diverso da quello dell’Ulisse. Completamente.

  24. @gabrilu: scusami, sono stata un pò cafona. Per prima cosa dovevo dirti che non ti prendo affatto in giro. Tu sei una delle poche persone che conosco (quasi conosco) fornite di una cultura impressionante ed una massiccia dose di buon senso. Poi ti devo ringraziare perché,anche questa volta, non ti sei risparmiata nel rispondere ed hai capito quello che mi premeva sottolineare. Grazie ancora.

  25. @gabrilu: sei arrivata prima tu di me^___^ Avevo appunto la sensazione che “Gente di Dublino” fosse un pò più “nelle mie corde”. Penso proprio che inizierò dai racconti. Grazie ancora.

  26. Su Hemingway: ho scritto un post su di lui l’anno scorso che magari può incuriosirti, mi permetto di segnalarti il link questo postAncora una volta cito il grande Milan Kundera, che con un capitolo dedicato ad Hemingway nel suo saggio “I testamenti traditi” mi ha, a suo tempo, veramente illuminata sulla bravura letteraria di Hemingway e sulle caretteristiche della sua scrittura, che ne fanno un autore di tutto rispetto. In particolare per quanto riguarda i racconti e l’uso magistrale dei dialoghi.Per quanto riguarda poi l’uomo H., beh, non ne condivido molti atteggiamenti e idee, ma questo non c’entra granchè con l’apprezzamento delle sue opere narrative. Poi vabbè, come si diceva prima, tra lettore ed autore è anche una questione di feeling… Se questo feeling non c’è, pazienza.

  27. Me lo vado a leggere subito ^____^

  28. davvero interessante il breve articolo su Hemingway. Io personalmente ho un rapporto conflittuale con l’autore: i suoi romanzi mi prendono quasi sempre dalla prima pagina, arrivato attorno al centinaio però non reggo più il colpo. Ho tentato e ritentato e non c’è niente da fare. Amo il suo stile, ma le sue storie non riescono a coinvolgermi. Altro discorso per i racconti, secondo me quanto di meglio ha da offrire la letteratura americana.

  29. @ zeruhur una delle tante cose che mi hanno sempre colpita è che sia per Hemingway che per Francis Scott Fitzgerald il modello ideale di scrittore, il loro mito era un’autore polacco che scriveva in inglese (non americano: proprio inglese). E cioè Joseph Conrad.Ne parlavano continuamente fra di loro e nelle loro lettere, Conrad era considerato parametro di riferimento in modo quasi ossessivo…(Scusa Patty l’invasione di spazio, ma non ho saputo resistere 🙂

  30. Ohibo’, ho scritto un autore con l’apostrofo. Roba che mi impicco da sola, per la vergogna :-((

  31. @Zeruhur: io mi fermo molto prima :O( Persino lo stile non mi piace!!@gabrilu: tutto lo spazio che vuoi, quando vuoi. E’ sempre molto interessante leggerti. Fra parentesi, non amo molto nemmeno Conrad, allora un nesso c’era!!

  32. Peccato, Patty, io Conrad lo adoro. Proprio qualche mese fa ho riletto Nostromo. Ma tutti i suoi romanzi mi piacciono. Apparentemente sembrano romanzi di azione e di avventura, in realtà sono viaggi nel profondo dell’inconscio… tutti. Per non parlare di Heart of Darkness, il Cuore di Tenebra, che non a caso è stato scelto da Coppola per il suo capolavoro “Apocalypse now” (film che non mi stanco mai di rivedere)…Riprovaci, magari in un altro periodo. Conrad è un grande. E’ veramente uno di quelli che chiamiamo Maestri della letteratura mondiale. … Vabbè va, ora vado a pranzo, che anche lo stomaco ha bisogno del suo nutrimento 🙂

  33. @gabrilu: accetto volentieri il tuo consiglio, non mi costa neanche molto, visto che li ho già in casa. Magari fra qualche mese li riprendo in mano.

  34. clairenewman

    Io è un anno che provo Cuore di Tenebra e non mi riesce di finirlo 😛 Eppure mi dispiace, perché la storia mi attira molto…

  35. bei ricordi su “cuore di tenebra” mi ricordo che però mi avevano colpito moltissimo le prime pagine e poi avevo sofferto a concluderlo (seppur si tratti di un libercolo). come ha detto patty, allora il nesso con Hemingway c’è 😉

  36. questo libro l’ho trovato per caso, una libreria stava liquidando, e dava tutto a prezzi stracciati. mica lo conoscevo, questo roth, eppoi… me li sono presi tutti… tuttissimi.

  37. @ilmoralista: io invece ho letto prima “La macchia umana” e sull’onda dell’entusiasmo ho comprato anche questo poco dopo, scoprendo che era ancora più bello!!

  38. Ottimo, adesso ho inserito il tuo link; ne ho approfittato per aggiungere una nuova parte al post.Grazie 🙂

  39. @SimonaC : è molto bello il tuo post, grazie per il link e la citazione. ^___^

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