Ancora sulla Munro

Finito di leggere, ormai da qualche settimana, "Nemico, amico, amante" di Alice Munro, tento ora di riassumere le mie impressioni. Sostanzialmente riconosco all’autrice un innegabile talento narrativo, la sua scrittura è piacevole e scorrevole, gli argomenti trattati nei suoi racconti sono quelli che coinvolgono le donne, tutte le donne di ogni età e di ogni estrazione sociale. Il limite, secondo i miei gusti, è quello del racconto che lascia i personaggi nella nebbia, che accenna solo vagamente, che fotografa l’attimo, ma non si fa ricordare con forza, almeno non si fa ricordare da me. Ma qui si apre un discorso che mi riguarda personalmente. Infatti la mia predilezione per i romanzi è data dalla necessità di sapere, di capire, di conoscere a fondo il personaggio e possibilmente l’ambiente circostante, nonché, qualora sia possibile, il periodo storico nel quale il personaggio si muove. Ci sono state, è vero, delle splendide eccezioni, durante la mia carriera di lettrice  curiosa  e onnivora, ma si possono  contare sulle dita di una mano. In sostanza:  la Munro è un’ottima scrittrice, e se avesse scritto qualche romanzo lo leggerei volentieri, ma finora ho visto soltanto raccolte di racconti che, una volta letti ( anche se con piacere), mi hanno lasciato solo qualche nebuloso ricordo. Quindi ora mi dedicherò molto volentieri ad ultimare la lettura di "Ho sposato un comunista" di Philip Roth, dopo aver letto le numerose recensioni di "Nemico, amico, amante" scritte da vari amici bloggers: Harion, Gabrilu, SimonaC ed altri che al momento non ricordo.
Vi lascio la parola ricordandovi che anche il tema "Romanzo VS Racconti" è stato sviscerato e dibattuto ultimamente anche qui.

16 commenti

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16 risposte a “Ancora sulla Munro

  1. Eccomi alla Munro! Ho divorato “Il percorso dell’amore”, apprezzando all’inverosimile (!) la maniera di scrivere dell’autrice e sono andata subito a cercare tra le sue opere, ma ho trovato solo e “soltanto” racconti… Sono rimasta un pò delusa, non amo troppo questo genere, anzi quasi per nulla, con l’eccezione dei “Sognatori” nel recentissimo, di Buzzati (e comunque neppure un miliardo anzichè sessanta racconti potrebbero mai avvicinarsi al “Deserto dei Tartari”!) ed Hemingway nel passato. Peccato! Probabilmente comprerò altri suoi libri, ma per me rimane un limite: quando leggo mi immergo completamente nelle storie e nei personaggi ed amo gli scrittori che riescono a farmi entrare tra le pagine, dimenticare ciò che di reale mi circonda e sentirmi parte del testo. Se dopo poche pagine ne devo uscire, è un pò un abuso misto a tanta privazione……. Attualmente ho preso in mano “Alice nel paese delle meraviglie” che, lo devo confessare, non ho mai letto: se dico che non lo “sento” è proprio grave???…….

  2. anonimo

    Premesso che non letto nulla della Munro, concordo con Voi sulla differenza tra racconto e romanzo.Ho letto le Vs recensioni sui libri della Munro, tutte estremamente positive,ma davanti alla parola “racconto”, mi blocco…Anna

  3. @1949paperina: ancora una volta concordiamo, vedo. Per quanto riguarda “Alice nel paese delle meraviglie” penso che vada letto una volta nella vita, ma non lo metterei fra quelli che mi hanno trasmesso qualcosa di importante, né fra quelli che mi hanno entusiasmata…@Anna: benvenuta nel club dei romanzofili. Non ci crederai ma siamo in tanti.

  4. ciao Patty ben tornata alle recensioni, ora mi hai messo nei guai però, fino ad ora tutte le recensioni su questo stesso libro della Munro ne parlavano bene e mi stavo per…..ma poi arrivi tu e mi passa la voglia. Che fare?a presto, gb

  5. @gonzolettore: non mi fraintendere, se ti piacciono i racconti ti può piacere senz’altro. Per me, invece, trovare dei racconti che mi entusiasmino è un caso raro. Effettivamente la Munro scrive bene, anche “Il sogno di mia madre”, altra sua raccolta di racconti, non era male. Anzi, dal mio punto di vista forse era migliore.

  6. Io mi sono invece impegnato nella lettura de LA LEGGENDA DI OTORI, ma per ora son più le delusioni che altro. E ho li sul comodino l’ultima fatica di Palahniuk che mi fa una gola pazzesca.See ya!

  7. @RObin: davvero? Mi devo informare a riguardo, non li conosco, nessuno dei due (non gli autori, i romanzi).

  8. Comprendo le tue perplessità, anche se quella sensazione di “non compiuto” è proprio ciò che amo di lei.Grazie per la citazione, un abbraccio 🙂

  9. Otori è una storia pseudo-fantasy ambientata in un Giappone medievaleggiante. Ma lascia perdere.Palahniuk invece è sempre e comunque Palahniuk, ma ancora devo leggerlo. Perchè se mollo Otori poi so che non lo riprendo e odio lasciare i libri a metà.See ya!

  10. @SimonaCWords: figurati, grazie a te per averla postata. Sei sempre un punto di riferimento, per me.@RObin: allora facciamo così: stavolta aspetto IO la TUA recensione per farmi un’idea più precisa, ok???

  11. A me proprio non è andato giù l’incipit di Otori, figuriamoci la trilogia…Comunque ecco un’ accanita sostenitrice dei racconti!!! A me fanno impazzire, ma alla stessa maniera dei romanzi, li amo entrambi ^__^Anche mia mamma si sta leggendo questo libro, e ha le tue stesse impressioni :__:Ari

  12. Insomma, se ho ben capito la Munro non ti è piaciuta proprio per quelli che sono i suoi punti di forzam, e cioè la grande capacità che questa scrittrice ha di esprimere in forma narrativa la consapevolezza che la realtà della vita non può esser tenuta sotto controllo, che il pretendere di saper tutto di tutti è solo un’utopia, che non è detto che tutto sia spiegabile, che la vita non può essere “spiegata”.

  13. @Harion: che sia una caratteristica “mammesca”? @gabrilu: ecco, proprio così!! Quest’atmosfera vaga e nebulosa non si accorda con il mio carattere ^___^

  14. Sei sempre molto gentile!Se ti va, c’è un gioco da me 🙂

  15. cara patriziami permetto di invitarti ad un gruppo di lettura syl libro: Alice Munro, il percorso dell’amoreè qui:http://amalteo.splinder.com/post/15386528/Alice+Munro%2C+Il+percorso+dell%27

  16. @AMALTEO: ti ringrazio molto dell’invito ma non so proprio come potrei trovare il tempo di partecipare. Devo aver messo un po troppa carne al fuoco, ultimamente.

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