Norwegian wood

NorwNorwegian wood (Tokyo blues) – Murakami Haruki – Einaudi ET – pagg. 376 – €.9,00

In questo romanzo pieno di suggestioni ed immagini poetiche, raffinate nella loro semplicità, Murakami svolge i temi eterni delle contraddizioni e delle dualità dell’esistenza umana: l’affermazione  dell’individuo e il suo desiderio di appartenenza (permeati entrambi dal grande senso di solitudine), la vita e la morte, l’amore platonico e l’amore fisico, la maturazione da adolescente ad adulto, l’esperienza della sofferenza e della perdita. Grande importanza sembra averla anche l’interrogativo che tutti noi almeno una volta ci siamo posti: che cos’è la normalità e cos’è la follia? Watanabe Toru ripercorre il periodo della sua vita che va dai diciassette ai ventun anni, le tragedie che lo hanno colpito, gli amori difficili e profondi, gli insegnamenti che ha recepito non senza sofferenze. Le descrizioni delle atmosfere e delle suggestioni quasi magiche, ma anche dei più piccoli e banali particolari, sono magistralmente tradotte in una sorta di poesia. A suo tempo questo romanzo deve aver parlato il linguaggio di milioni di giovani (e forse ancora oggi), attraverso la musica, l’arte e la letteratura; una descrizione della società giapponese della fine degli anni ’60, proiettate con forza verso l’Occidente da una gioventù che tende a staccarsi dalle sue tradizioni e da una cultura millenaria. Mi rammarico di non averlo letto almeno vent’anni fa, oggi le sensazioni che trasmette mi arrivano come l’eco di un tempo molto lontano.

25 commenti

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25 risposte a “Norwegian wood

  1. bellissima recensione (e romanzo stupendo), ma in realtà si svolge negli anni ’60 ed è stato scritto negli ’80 ;)l’ho amato molto, mi riprometto di leggero altro di Murakami, anche se ho il timore di spezzare la magia di Norwegian Wood (associare la lettura all’ascolto dei Beatles è quasi un dogma XD)

  2. @Zeruhur: in effetti il romanzo è stato ultimato nel 1987 ma la narrazione si riferisce a circa diciotto anni prima, fine anni ’60 – primi anni ’70. adesso correggo.

  3. Anche io lo ho amato molto, e devo dire che lo trovo anche attuale per la sua proondità. Non trovi che i sentimenti profondi siano intramontabili?

  4. Quando l’ho finito ho pensato che e’ un libro che mi avrebbe lasciato il segno. Quel contrasto continuo tra le piccole cose della vita, il cibo, la musica, i riti quotidiani, e la violenza della morte, delle troppe morti, la differenza tra chi e’ capace di riemergere dalle angosce, da chi si attacca comunque alla vita come una cozza allo scoglio,e chi, anche se si sforza, va dolentemente alla deriva. Mi ha fatto soffrire ma mi ha emozionato moltissimo.Bello.

  5. molto contenta che ti sia piaciuto! a presto Patty!

  6. Mi aggiungo alla lista di coloro che hanno amato questo libro!Inoltre, affermo che anch’io non ho più letto nulla di Murakami per paura di rovinare questo bel ricordo. Vedremo…Saluti!!!

  7. @arabafenice666: si, sono d’accordo. L’eco di tempi lontani si riferisce alla mia giovinezza lontana, non ai temi trattati nel romanzo.@aleike: a me ha lasciato molta malinconia, ma anche molta pace.@gonzolettore: gran bel romanzo. Grazie e a presto!@Cooman: anch’io aspetterò un po prima di riaffrontare questo autore. Anche perché mi hanno detto che gli altri suoi romanzi sono molto diversi.

  8. Ho letto la tua recensione anche se non ho mai letto questo libro (il che è scioccante, lo so, ma che ci posso fare?)Dev’essere senz’altro interessante essere trasportati nella società giapponese degli anni 60, lacerata da mille dubbi sull’essere “conformi” alla “normalità” ovvero alla società oppure lasciarsi trasportare dagli impulsi, dagli istinti che ancora oggi, in pieno nuovo millennio, sembrano essere repressi nella docilità “comune” di un popolo ove l’individuo sembra svanire sempre di più in favore del “collettivo”. Poi negli anni 60, immagino che la Nazione sia ancora nella piena metabolizzazione della bomba di atomica (io penso che sia un trauma che abbia davvero modificato la struttura psicologica dei giapponesi…)Purtroppo la tendenza all’occidentalizzarsi ha trasformato le tradizioni giapponesi in puro mercato, pubblicità; come se l’eco dell’antico non fosse più ascoltato, ma ignorato bellamente difronte il potere che la tecnologia offre alla Nazione intera. … Si, si, forse è il caso che appena gli Einaudi mettono gli sconti, io acquisti questo libro…

  9. @Harion: Leggendo questo romanzo pare che i giovani degli anni ’60 / ’70 in Giappone ascoltassero la nostra stessa musica e leggessero la letteratura occidentale (europea e americana).Questo per i più avveduti. Il resto (la massa) pare che passassero le serate e le notti a sbronzarsi e fare sesso con dei perfetti sconosciuti, annullandosi nel tentativo di non pensare. Intanto le sommosse studentesche, prive di solide basi e infarcite di slogan imparati a pappagallo, fallivano miseramente.

  10. sono contenta ti sia piaciuto…rinnovo il consiglio di leggere Dance dance dance sempre di Murakami

  11. @dreca: lo leggerò sicuramente, un po più in là. E’ già annotato sulla mia lista ^___^

  12. Ho letto quasi tutti i libri di Murakami, è uno scrittore che amo particolarmente ma non tutte le sue opere sono allo stesso livello e sono, per fortuna, anche diverse tra di loro. E’ come se in lui ci fossero due “filoni”, uno più intimista, lieve e “reale” (a cui appartiente questo bellissimo libro e anche “A sud del confine a ovest del sole” “la ragazza dello sputnik” – da me non molto apprezzati) ed uno più onirico e “fantastico” a cui fanno capo “dance dance dance”, “la fine del mondo e il paese delle meraviglie” (il mio preferito) e “l’uccello che girava le viti del mondo”. Sicuramente un autore da seguire

  13. @Elisaday: grazie. Mi stavo appunto chiedendo quali, fra le opere di Murakami, avrei dovuto leggere dopo di questa. Mi hai chiarito perfettamente le idee!!

  14. uskaralis07

    Mi aspettavo molto dal tuo commento e sono stato accontentato in pieno. Premesso che non conoscendo l’autore, sono stato catturato dal titolo, sapevo tutto di Norwegian Wood( Beatles a parte, ne esiste una bellissima versione di Patricia Barber, cantante e pianista Jazz che va veramente forte) e forse l’altro , Tokio Blues, mi avrebbe lasciato indifferente,così mi sarei perso uno dei migliori libri letti di recente. Il giovane Watanabe vive la poesia della solitudine e del distacco dalla meccanicità del muoversi e agire in un contesto di sentimenti che si leganoalla precisa determinazione di scavarsi dentro per superare quello che sembra un irrisorio e labile confine tra fantasia e realtà precostituita, e che invece non lo è.Naoko e Reiko,incarnano due aspetti di una ricerca che si conclude nella fisicità estrema della morte contrapposta a quella non meno determinante di un sano e goduto rapporto sessuale che in pratica segna il ritorno di Toru alla vita di ogni giorno confermato dalla telefonata alla fantasiosa e disinibita Midoriche conclude il romanzo. “Dance…dance… dance” è un altro Murakami, bello e interessante, ma devo dire a Zeruhur, che la magia, forse perché pura, in questo caso è come Paganini…non si ripete!Blueriver.

  15. @uskaralis07: grazie per il bellissimo commento, che completa la mia recensione un po troppo vaga.

  16. Come siete giovani… io ovviamente (vista l’età) ho quello con copertina rossa degli economici Feltrinelli… non mi stancherò mai di consigliarne l’acquisto e la lettura, e di regalarlo. probabilmente fra i miei tre libri preferiti. Buon pomeriggio!

  17. @ortensia51: non sono affatto giovane, anagraficamente parlando (47) è solo che non avevo mai incontrato questo autore sulla mia strada, prima d’ora ^___^

  18. un libro molto bello, anche se preferisco dell’autore “Dance Dance Dance”. Te lo consiglio.

  19. @oltrenauta: non sei il primo che me lo consiglia, significa che devo assolutamente leggerlo!

  20. Sono in trepida attesa di questo libro da settimane! L’ho ordinato in libreria e non vedo l’ora di averlo tra le mani! Colgo l’occasione per fare i complimenti per il bellissimo blog ^^

  21. @LadyOfOranges: grazie per il complimento. Goditi la lettura di questo bellissimo romanzo, e se ti va, ti invito a tornare qui per darci il tuo parere.

  22. Ricordando il tuo invito, torno a dare il mio parere, dato che ho finito di leggere Norvegian Wood giusto ieri sera. Userò un’iperbole: sono forse io degna di esprimermi davanti a tanta grandezza? Fa capire abbastanza quanto mi è piaciuto? Le parole di Murakami mi scorrono ancora nelle vene e l’ultima cosa che voglio è che questa sensazione svanisca.Ma non svanirà: già prima Norvegian Wood era una delle mie canzoni dei Beatles preferite… ora ha acquistato ancora più potere di farmi vibrare il cuore ogni volta che la ascolterò…Ps: Buone feste!

  23. @LadyofOranges: sono molto contenta che ti abbia colpita così positivamente e fortemente. Purtroppo non ho più letto altri romanzi di Murakami che raggiungessero questo livello di semi-perfezione e poesia. E’ anche vero che me ne mancano alcuni, quindi non dispero…

  24. anonimo

    Ricorda molto il Giovane Holden di Salinger, Watanabe,giovane incapace di comprendere il vero motivo della degradazione in cui il mondo va incontro..Perdendo ideali,annullando la concezione dell’amore(vedi l’amico Nagasawa)Questo è il primo romanzo di Murakami che leggo,ho letto molte altre opere di autori giapponesi,ma questo mi ha colpito notevolmente,forse per i riferimenti alla musica che ascolto,forse perchè non era mai stata descritta in tal modo la società giapponese degli anni 60(mentre in America erano nati gli hippie, e in Europa,particolarmente a Londra, si formavano veri gruppi di rivoltanti,portati all’autodistruzione..)..che cercava di costruirsi delle fondamenta,dei movimenti forse culturali e rioluzionari, ma senza alcun successo..

  25. @utente anonimo: curioso, io non riesco a vedere il collegamento con “Il giovane Holden”, se non per il fatto che parla di giovani, e alcune problematiche sono universali e senza tempo. Ci rifletterò sopra, cercando un’altra chiave di lettura.

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