Anniversari, incidenti e consolazioni

Da alcuni anni a questa parte, per quanti sforzi io possa fare per festeggiare degnamente il nostro anniversario di matrimonio (oggi è il 26°), succede sempre qualcosa di più o meno grave per mandarmi tutto  a monte. Due anni fa stavo male, l’anno scorso era appena morta mia madre, e quest’anno (si dice "non c’è il due senza il tre") mio marito ha avuto un incidente con la moto. Niente di grave, ma abbiamo passato 7 ore al pronto soccorso e ora la schiena gli fa parecchio male; 15 giorni di infortunio e Voltarèn a gogò, con poche speranze di poter fare quel fine settimana "speciale" che avevamo programmato (e prenotato e pagato). Ora lui è dal medico di base a farsi convalidare i giorni di infortunio, mentre io sto provando a rilassarmi un po con una confezione di biscotti ricoperti al cacao e provando a buttar giù qualche riga liberatoria.

Che ne dite, parliamo di libri? Ne ho appena terminati due.

"I Buddenbrook"
di Thomas Mann : non so spiegare che cosa mi aspettassi di trovare in questo famoso romanzo, ma qualunque cosa mi aspettassi, devo dire che non l’ho trovata. Sarà perché sono reduce dalla lettura de "I Vicerè" di De Roberto e "La fiera delle vanità" di Thackeray, ma l’ho trovato molto meno incisivo, con i personaggi che non riescono a "saltar fuori dalle pagine" come nei due romanzi che ho citato. Certo Mann ha una scrittura molto elegante, e forse sono io che pretendo dal classico "romanzone" qualcosa in più, quello scandagliare a fondo nell’animo umano per metterne a nudo le "pecche", quel qualcosa che critica la società e le sue ipocrisie con un sorriso ironico e uno sguardo severo, meno poetico e più realistico, ma anche più "cattivo". Voi cosa ne pensate?

"Il giardino dei Finzi-Contini"
di Giorgio Bassani: l’istinto del poeta, la propensione alla malinconia del ricordo, lo sguardo verso il passato. Questo è un modo molto personale di Bassani di trattare il tema della persecuzione degli Ebrei e del periodo fascista in Italia. Sembra quasi, per assurdo, che il protagonista viva il periodo oscuro immediatamente antecedente la guerra, con i provvedimenti anti-ebraici e le restrizioni, le espulsioni dai licei e tutta la serie di discriminazioni subìte, solo in funzione del suo travagliato rapporto con la bella e inafferrabile Micòl. E intanto racconta, soffondendo tutto di una dolce  nostalgia. In realtà Bassani è stato prima imprigionato e in seguito è stato partigiano. Deve aver vissuto tutta la durezza e la rabbia che si può provare, ma ce la lascia intravvedere soltanto, attraverso le poetiche nebbie ferraresi di un tempo che non c’è più.
 
 

11 commenti

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11 risposte a “Anniversari, incidenti e consolazioni

  1. Penso che I Buddenbrook sono un capolavoro, I vicere un ottimo romanzone.Cerco di spiegare in cosa, a mio modesto avviso, sta la differenzaIl libro di Mann chiede un lettore “attivo”, che sappia leggere tra le righe, che riconosca i riferimenti, le citazioni musicali, (perchè proprio Wagner e non un altro musicista?) le allusioni letterarie. Mann non ti sbatte tutto in faccia, procede in modo apparentemente semplice e banale (in fondo di che stiamo parlando? Di una famiglia borghese dell’ottocento, e perbacco, ce ne sono centomila, cos’avrà si speciale, questa?). In realtà Mann chiede di essere interpretato, perchè non dice tutto e subito. Ha in mente un “lettore ideale” molto preciso al quale chiede complicità e coinvolgimento intellettuale. La vicenda di Gerda e della sua passione per la musica e quella del piccolo Hanno e della sua malattia sono fondamentali, per la comprensione del libro. In De Roberto invece tutto è già dato, spiattellato, urlato: al lettore non viene chiesto di metter niente di suo. Non gli si chiede di faticare. Gli si chiede solo di lasciarsi andare. Buddenbrook e Vicere sono certo tutti e due saghe familiari, ma il libro di Mann ha temi di fondo che vanno ben oltre la specificità geografica e temporale (Lubecca, la Germania, l’ottocento).Più che la storia di una famiglia, il libro di Mann è un libro sulla dicotomia tra arte e vita, sulle implicazioni dialettiche tra salute e malattia. La storia della famiglia è solo il primo e più superficiale livello di lettura, quello che veramente interessa l’autore è altro: la malattia, la musica, la possibilità (o impossibilità) di coesistenza e convivenza di sensibilità artistica ed efficienza e produttività borghese (ove “borghese” non è necessariamente inteso con valenza negativa, com’è di moda intendere al giorno d’oggi). Il romanzone di De Roberto è certo molto avvincente, io stessa periodicamente lo rileggo, e con grande spasso. Però bisogna prenderlo per quello che è: un bel polpettone avvincente con qualche pennellata sociologico-politica e niente di più. Auguri a te e tuo marito, e il week end fatevelo egualmente, eh ^__^P.S. Scusa la lunghezza, gli è che quando parlo di libri troppo spesso mi lascio prendere la mano e la tastiera :-(E poi sei tu che hai detto “e voi cosa ne pensate?” 😉

  2. Avendo sostenuto un esame intero sull’opera di Tommaso (amico intimo oramai!) posso dirti che, Gabrilù lo ha già confermato, c’è molto, molto di più dietro l’apparente mattonazzo che io stessa, anni fa, cercai di leggere per “bibliografia personale”.Ricordo di aver scritto di Mann, posso lasciarti il link?? Se non sbaglio avevi già commentoato, forse adesso capiresti le sfumature della rece, che poi è un sunto del corso ;)http://giallonitsuka.splinder.com/post/15520712/I+Buddenbrook

  3. @gabrilu: prego, prego! E’ proprio quello che volevo. Credo che questa contrapposizione fra sensibilità artistica e produttività borghese, salute e malattia, sia tutt’altro che velata, anzi permea tutto il romanzo dall’inizio alla fine, a cominciare dalle due figure dei fratelli Christian e Thomas. Capisco anche il significato dei personaggi di Gerda e Hanno, ma che ti devo dire, io non ho una briciola di sensibilità musicale, e nemmeno una cultura in questo senso, e i messaggi non mi sono arrivati. Per me in questo senso il lavoro migliore e più profondo l’ha fatto Hesse, ma forse è solo perché lo amo molto, e lo preferisco di gran lunga a Mann.

  4. @Harion: ne sono ben contenta, grazie mille!

  5. Non ho letto nulla per cui salto il commento sui libri ma ti faccio tanti auguri per tuo marito. Lo so, niente di grave ma sono rogne e un anniversario di matrimonio e’ sempre una cosa bella da festeggiare. Anche se non potete fare il we, fatevi per lo meno una bella cena fuori!

  6. Buon anniversario, e buona guarigione a tuo marito! Magari il weekend riuscite a rimandarlo, sarebbe bello lo stesso…Sui libri non posso dirti niente perché ahimè non li ho ancora letti…

  7. @aleike: credo che lo faremo comunque il W.E., magari prendendolo un po più con calma…Grazie per gli auguri, anche da mio marito.@Sonnenbarke: grazie anche a te (anche da parte del marito acciaccato). Purtroppo il W.E. è già stato pagato e la prenotazione non si può spostare, è troppo tardi. Ci andremo comunque, con qualche precauzione e molta cautela per lui.

  8. Conosco solo un libro del secondo, che non è quello (molto più famoso, credo) citato da te ma DIETRO LA PORTA. Ma penso di preferire altre cose.Di Mann avevo tentato di leggere LA MONTAGNA INCANTATA, ma non era ancora momento e l’ho interrotto a poco meno di metà. Me lo devo far riprestare, anche se la mole mi scoraggia.Riguardo Stefano Re, per ora la mia opinione è: discontinuo.PS: spiace per le sfighe dell’anniversario. Auguri di buona guarigione al marito.

  9. Ciao Patty. “In primis”, anche se un po’ in ritardo, gli auguri per l’anniversario alla coppia e un augurio particolare all’infortunato perché si rimetta presto. Di Mann avevamo già detto qualcosa ma in linea di massima condivido il tuo pensiero. Ho letto “I Vicere” molto tempo fa ricordo solo di avere apprezzato di più “Il gattopardo” mentre è ancora vivo in me il piacere che mi avevano procurato la lettura del romanzo di Bassani e la splendida Micol interpretata da Dominique Sanda nell’omonimo film di De Sica ( senza infamia e senza lode quest’ultimo).Franco

  10. Ciao! Ho letto qualcuna delle tue recensioni, ti faccio i complimenti!:) E visto che abbiamo blog abbastanza simili (e con lo stesso titolo! 😉 ti lascio il mio indirizzo. Un salutone!Linda

  11. @RObin: anch’io devo ancora leggere “La montagna incantata”, prima o poi lo farò. Di Bassani ho letto solo questo, e ne sono stata abbastanza contenta. Stephen King non fa per me, sono giunta a questa conclusione dopo aver letto 3 o 4 dei suoi romanzi, come ti accennavo tempo fa.@uskaralis07: caro Franco, grazie di cuore. Ancora una volta ci ritroviamo d’accordo, anche se il film di De Sica devo confessare di non averlo mai visto.@Linda: benvenuta!!! Ho visitato il tuo blog e ho visto che si intitola come la mia rubrica su “CanyRandagY”. Amiche? Io ti verrò a trovare spesso ^____^

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