"Le ore" – Michael Cunningham – Bompiani tascabili – pagg.168 – €.7,20

Quando si legge (colpevolmente in ritardo) qualcosa di così famoso e tanto premiato e celebrato, non resta che  sperare di non ripetere per l’ennesima volta ciò che è già stato detto da molti altri.
Tre personaggi  femminili si alternano nei vari capitoli, donne vissute in epoche e luoghi diversi, legate fra loro, a volte solo per un filo sottile, dal racconto "Mrs. Dalloway" di Virginia Woolf.

La prima è proprio la Woolf, immaginata dall’autore nell’ ultimo periodo della sua vita, mentre sta scrivendo per l’appunto questo romanzo, poco prima di suicidarsi mettendosi in tasca delle pietre e affondando nel fiume vicino. Notevolissima la capacità di Cunningham di immaginare la mente instabile e scossa della grade autrice, che però trae ispirazione proprio dalla sua malattia, e non riesce a vivere la vita tranquilla in campagna che i medici ed il marito le hanno imposto per il suo bene. Desidera con tutte le sue forze di tornare a Londra, alla sua turbinosa esistenza piena di eventi ed emozioni, anche se sa che le sarebbero fatali, perché questa vita senza emozioni della quale è prigioniera la distrugge, come donna e come scrittrice.

La seconda protagonista è Clarissa, una editor newyorkese sulla cinquantina. La troviamo mentre sta organizzando una festa per un suo caro amico scrittore, forse il suo unico grande amore, che sta morendo di AIDS. Lui la chiama sempre Mrs.Dalloway, dice che lei è il suo alterego, e che non a caso portano lo stesso nome. Anche Clarissa, come la sua omonima del romanzo della Woolf, quel giorno esce a comprare dei fiori per la festa, ma gli eventi per lei prenderanno una piega decisamente più tragica nel corso di quella giornata, durante la quale lei ripercorrerà con la mente il suo passato e farà un piccolo esame del suo difficile presente. Questa è la parte che più mi è piaciuta, anche se ho apprezzato moltissimo anche le altre vicende del romanzo.

La terza protagonista è Laura Brown, una californiana degli anni ’50, moglie e madre, incinta del suo secondo figlio. Il suo ruolo di madre e moglie, adorata  e indispensabile, le sta stretto. Sente di essere qualcosa di più, e soffre di non poter avere più tempo per isolarsi nella lettura, per evadere grazie a questa sua passione. Sta leggendo "Mrs. Dalloway", e arriva al punto di architettare una breve "fuga" pur di avere un paio d’ore per tuffarsi in questa lettura, per essere qualcun’altro. Ciò che siamo non ci basta, così vestiamo i panni dei protagonisti dei romanzi che amiamo? Questa affermazione non fa per me.

4 commenti

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4 risposte a “

  1. Hai visto il film? Molto aderente al libro e grandi interpreti.Un ottimo film da un ottimo parto letterario.Franco

  2. @uskaralis07: si, davvero un film bellissimo co attori straordinari.

  3. Bellissimo il film, che non tradisce lo spirito del libro. Per quanto riguarda quell’affermazione, non si calza neanche a me ma capisco che ci possano essere delle fasi della vita in cui non va bene nulla, niente gira, siamo insoddisfatti e allora la lettura, che di per se’ non dovrebbe essere solo RIFUGIO, lo puo’ diventare in maniera piuttosto sana e se vogliamo anche stimolante per nuova reattivita’ da applicare alla vita.

  4. @aleike: sono d’accordo, sia per il film che per la mia considerazione finale, è solo che mi ha un pochino disturbata questa donna che ha un marito che l’adora e un figlio che pende dalle sue labbra cercando di compiacerla il più possibile (senza contare il secondo figlio in arrivo), e lei come si sente? Si sente soffocare, vuole fuggire, si tormenta per una torta ma nello stesso tempo desidera essere un’altra persona, vivere un’altra vita. Forse se avesse avuto un po di guai seri e di tragedie, le passerebbero tutte le fantasie.

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