"Venere privata"  – Giorgio Scerbanenco – Garzanti – pagg. 252 – €. 9,50

Siamo a Milano negli anni ’60. E’ una Milano cupa, ingannatrice, senza leggi. Una patina elegante la ricopre, come un vestito di marca può rendere presentabile un poco di buono, ma non ne cambia l’essenza. Ed ecco il nostro eroe: Duca Lamberti è un medico, figlio di un poliziotto. Viene condannato per omicidio con attenuanti ideologiche per aver praticato l’eutanasia attiva ad una sua paziente  terminale (tema di grande attualità ancor oggi, basti ricordare le cronache recenti). Dopo tre anni di carcere, durante i quali il padre muore di infarto per il gran dispiacere, Lamberti esce e accetta subito uno strano lavoro, procuratogli da un collega e amico del genitore. Si trova così, senza volerlo, ad indagare sulla morte di una ragazza, ritenuta dagli inquirenti un suicidio.
E’ il primo romanzo di Scerbanenco dove appare Duca Lamberti. La Milano che descrive, o sarebbe meglio dire che non descrive, è quella che anch’io ricordo anche se ero bambina. In quelle vie e piazze ci passo tutti i giorni da una vita, lavoro ancora lì, a due passi da piazza Cavour, via Manzoni, via Fatebenefratelli, via dei Giardini, Montenapoleone….Non so descrivere lo strano effetto che mi fa immaginare i personaggi di questo noir, così veri, così terribilmente e umanamente senza speranza, che si muovono nel mio stesso "territorio", anche se 40 anni prima. Lo stile di Scerbanenco mi piace, è pulito, intriso di pessimismo e di cruda realtà. Ci dice che la verità e la giustizia sono delle chimere, e solo talvolta, guardando in fondo agli occhi di rarissime persone, ritroviamo un briciolo di fiducia nell’uomo, un regalo prezioso.
Da leggere assolutamente anche l’appendice "Io, Vladimir Scerbanenko", per capire qualcosa in più di questo autore.

8 commenti

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8 risposte a “

  1. lessi appunto “I milanesi ammazzano al sabato” per un esame di urbanistica e devo dire che rimasi soprattutto ammaliato dalla Milano descritta da Scerbanenco, anche se poi il libro in sé non mi piacque affatto. Il giallo non è il mio genere.

  2. Credo che sia un modo di parlare di Milano senza descriverla veramente, ad esempio la Torre panoramica del Parco Sempione, se non la conosci non capisci, ma se la conosci la ritrovi tutta lì, in quelle frasi vaghe. Comunque a mio avviso Scerbanenco scrisse dei noir, non dei gialli.

  3. Scerbanenco scriveva meravigliosamente bene (avercene, oggi, di Scerbanenchi) E’ scrittore apparentemente semplice, ma in realtà molto raffinato. Lo si apprezza sulla distanza ( = intesa nel senso che occorre legger molti suoi libri racconti o romanzi che siano). Non basta un libro soltanto, per entrare nel mondo dello Scerba…Lui questo lo sapeva, e ci giocava pure.Nel frattempo, tra un cadavere e l’altro, tra un accoltellamento e l’altro — avete notato la frequenza con cui i coltelli appaiono come arma del delitto, nei suoi libri? —- scriveva anche su riviste femminili e rispondeva alle Poste del Cuore, e questo non finisce di farmi divertire come una matta e me lo ha sempre reso ancora più simpatico 🙂 Ingabbiare S. in un genere (giallo, thriller, noir) non gli renderebbe giustizia. Scerbanenco è scrittore di atmosfere, di stati d’animo, di stati del pensiero.C’è — per chi volesse approfondire lo Scerba — anche il bel tomo de “I cinquecento delitti” (Frassinelli). Forse oggi non è tanto facile da reperire, ma si trova, si trova. E merita d’esser trovato.

  4. E’ stato il primo libro che ho letto di Scerbanenco per un esame di “Critica socilogica dei sistemi culturali” basato sul noir italiano. Sono rimasta abbagliata sia dalla storia che dalla scrittura, dallo stile. Ma ciò che più mi ha colpito è la descrizione della Milano dell’epoca: una città che, come dici tu, viviamo giorno per giorno, luoghi che frequento e che pratico quotidianamente, che ci sono sempre stati, ma che hanno avuto un aspetto completamente diverso. Per me che vivo in questa città da “soli” 9 anni, una città che mi ha adottato e che io adoro (e che mi risulta praticamente sconosciuta fino alla mia venuta che risale all’estate del 2000) è bello scoprire il suo passato (anche architettonico), è sempre una sorpresa. Mi ricorderò sempre la descrizione che viene fatta in questo libro di P.za Cairoli, dove le macchine passavano e parcheggiavano tranquillamente, e dove i bar erano solo bar, e non luoghi lussuosi dove un caffè costa €2 e un gelato €4. Un saluto affettuoso!

  5. @gabrilu: ne avevo sempre sentito parlare benissimo, ma per mia grave mancanza non mi ero ancora mai accostata a Scerbanenco, questo è il primo suo romanzo che leggo. Ma ne leggerò moltissimi altri, e per prima cosa andrò a cercare “I cinquecento delitti” (grazie). Per quanto riguarda i coltelli, ho potuto constatare: in “Venere privata” si racconta che il padre di Lamberti rimase invalido a causa di un accoltellamento da parte della mafia. E la protagonista femminile viene sfregiata irreversibilmente usando un coltello. Per contro non si menzionano pistole, o quasi.Trovo che “Venere privata”, e anche altri romanzi di questo autore, a quanto mi dicono, rientri a pieno titolo nella categoria dei noir, dove il delitto è un puro pretesto per descrivere la società nella quale il romanzo si svolge, e dove non esiste una netta distinzione fra personaggi “buoni” e “cattivi”. E anche le atmosfere, bhe, più noir di così…Leggendo l’appendice “Io, Vladimir Scerbanenko” ho saputo della sua attività giornalistica e della “Posta del Cuore”, ho appreso anche che ha scritto parecchi romanzi d’amore. Veramente divertente ^____^

  6. @Cooman: pensa all’effetto che ha fatto su di me, che mi ricordo ancora il grande bar pasticceria Alemagna di via Manzoni, perché ci andavo da bambina, e poi anche nei primi anni di lavoro. E che mi ricordo che in corso Vittorio Emanuele ci passavano le macchine, e in piazza della Scala si poteva parcheggiare ^_____^

  7. Io infatti ricordo che mia madre mi raccontava che non disdegnava incursione nel mondo del rosa e delle riviste femminili!devo assolutamente leggerlo.

  8. @aleike: si, devi leggerlo assolutamente. Per me è stata una folgorazione.

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