"Fatherland" – Robert Harris – Mondadori Oscar BestSellers – pag.370 – €. 8,80

E’ uno dei più famosi romanzi UCRONICI dal quale è stato tratto anche un ottimo FILM.

I fatti reali e i documenti autentici si fermano al 1942. Da quella data Harris comincia ad immaginare un diverso svolgimento della nostra Storia recente.
Nel 1964 Berlino è la capitale di un impero che si estende dal Reno agli Urali, gli Stati Uniti non sono mai entrati in guerra e l’Europa è sotto il tallone di un Führer ormai 75enne. Il Presidente degli Stati Uniti annuncia una visita ufficiale in Germania nell’ambito
della nuova politica di "distensione" fra le due potenze.
Alla vigilia di questo evento un gerarca nazista muore misteriosamente e l’indagine viene assegnata a Xavier March, investigatore della polizia criminale ( che è da tempo un ramo delle "SS").
Gradualmente, da quello che sembra essere un traffico illecito di opere d’arte durante la guerra, affiora qualcosa di terribile, qualcosa della quale però molti sospettano, eppure non si curano di approfondire, della quale sono state fatte sparire sistematicamente le prove…
Mi piacerebbe molto raccontare tutto, dalle descrizioni della società alla storia delle deportazioni, ma lo dovete leggere perché è molto bello, ricco di richiami alla Storia reale e di citazioni, terribile e e agghiacciante: poteva succedere anche questo (come se non bastasse quel che è successo).

Se vi interessa il genere, vi consiglio vivamente anche "Il complotto contro l’America" di Philip Roth.
Io ho intenzione di leggere anche (nello stesso filone) "Il Colombo divergente" (sulla storia di Cristoforo Colombo) e "Giovanna e l’angelo" (sulla storia di Giovanna D’Arco) di Carlo Menzinger.

19 commenti

Archiviato in cinema, libri

19 risposte a “

  1. Non sapevo fosse un romanzo ucronico, se avessi ancora un rapporto di amicizia con una certa persona che non sento quasi più, glielo regalerei volentieri(e poi lo scroccherei XD)Come va?? Tutto bene?Abbraccio ^^Ari

  2. @Harion: tutto bene, grazie ^___^ Ma dammi retta, compralo per te stessa, che ne vale la pena!!

  3. Mi è venuto in mente “La svastica sul sole” di Dick che non sono mai riuscita a finire… tu l’hai letto? se sì, sono molto simili?[ho iniziato ieri sera a leggere “Gatti molto speciali” della Lessing, mi ha un po’ spiazzata la descrizione iniziale dello sterminio di gatti… 😦 e la visione di quel povero micio che vola via nel cielo artigliato dal rapace…]

  4. @IsabelleTostin: non ho ancora letto “La svastica sul sole”, ma conto di farlo prossimamente, grazie di avermelo ricordato.La parte “africana” di “Gatti molto speciali” è piuttosto cruda, ma rende bene l’idea della vita dei gatti selvatici (non randagi, proprio selvatici). D’altronde, in quelle condizioni è assolutamente necessaria una selezione, è triste ma è così.

  5. Questo di Harris è meglio de La svastica sul sole. Almeno, questo libro di Harris si fa leggere. Strano caso, quello di Philip Dick. Un autore che ha scritto libri con idee di partenza eccezionali, ma che poi scrive in maniera noiosa, ma così noiosa…E non riesce a tener le redini di quello che racconta. La svastica sul sole parte benissimo, ma dopo un po’ lo sbadiglio mi ha fatto quasi slogare la mascella.Dick è uno dei pochissimi autori a proposito dei quali i film tratti dai suoi libri sono moooolto meglio dei suoi libri medesimi. Un esempio per tutti: Blade Runner di Ridley Scott tratto da Il cacciatore di androidi di Dick (Do Androids Dream of Electric Sheep? ).Il libro è una palla micidiale, il film un capolavoro.Secondo me, eh.A volte, avere a che fare con un autore che ha grandi idee ma che poi è scrittore men che mediocre aiuta un regista che sappia il fatto suo (e Ridley Scott il fatto suo lo sa/sapeva) perchè questo regista riesce a cavarlo, il sangue dalla rapa.

  6. @gabrilu: in effetti Dick lo trovo noioso pure io. Ho provato a leggere anche “Rapporto di minoranza e altri racconti” e non mi è parso un granché (mentre il film era abbastanza bello). “Blade runner” è uno dei miei film preferiti in assoluto.

  7. anche a me è venuto in mente la svastica sul sole, dick solo recentemente e solo per qualche libro è (mi hanno riferito) ben tradotto; Trovo che fosse un autore geniale molto sottovalutato. Lo preferisco decisamente a Ursula Le Guin ed è l’unico autore di FS che sono riuscita a leggere, ma sono una che si accontenta ;)k

  8. @khinna: io di SF ne ho letta un bel po, soprattutto Asimov, Bradbury, Van Voght, Herbert, e altri, e ti posso dire che conosco un solo scrittore di SF che mi annoia di più di Dick (per il modo di scrivere, non per le idee in sé): J.B.Ballard.

  9. Ho letto sia questo che “Il complotto contro l’America”: ho preferito il secondo. Penso che il romanzo di Harris sia un po’ debole nella seconda parte e soprattutto nella conclusione.Un abbraccio 🙂

  10. @AdamsRib: concordo per quanto riguarda la superiorità di Roth, in ogni senso. Ma il finale di “Fatherland” è praticamente inevitabile, e trovo giusto anche che rimanga un interrogativo in sospeso: riuscirà Charlie…

  11. a me fatherland era piaciuto moltissimo!!!

  12. @Gonzolettore: anche a me, e non è un caso ^___^ difficilmente non siamo d’accordo su di un libro.

  13. Però Ursula Le Guin scrive meglio, eh, molto meglio di Dick.Ripeto: Dick ha ideee ecccezionali ma poi scrive male che più male non si può.Ursula Le Guin ha idee buone (non eccezionali, ma buone si) e scrive benissimo.Su Roth non oso dir nulla, perchè se solo osassi dire che Roth ha scritto cose eccezionali ma anche robette da far venire il latte alle ginocchia verrei linciata (e perchè mai dovrei farmi linciare, e pure volontariamente?).Dunque dico che Roth è un ottimo autore che ha scritto tante cose buone. Va bene, così? ^__^Dopo di che, a ciascuno il suo e non ce ne faremo certo un problema.

  14. @gabrilu: sai che io adoro Roth, eppure, non ci crederai, ma sono disposta ad ammettere che ha scritto anche un pochino di “fuffa”, ma che lo perdono quando penso ad alcuni suoi romanzi che per me sono dei capolavori. La Le Guin non l’ho ancora accostata.

  15. Per chi ama i gatti (ma anche no): forse non tutti sanno che la Le Guin ha scritto una serie di libri per ragazzi con protagonista una famiglia di gatti con… le ali.Sicuramente anche questa serie letta quand’ero bambina ha contribuito alla mia formazione di “gattara”. :D[scusate, per scrivere questo commento sono un po’ andata off topic dato che si parlava di tutt’altro genere!]

  16. @IsabelleTostin: “Gatti con le ali” era piaciuto molto a mia figlia quand’era bambina (vero, Delsys?)

  17. Della tua lista di 19 libri, ho letto solo questo, che ho trovato piacevole ed intrigante. Sapevi che esiste un film-tv tratto dal romanzo in questione con Rutger Hauer come protagonista?

  18. @RW2punto0: è lo stesso film che ho linkato in questo post, ti sarà sfuggito ^___^

  19. maurizio2

    Ho letto la tua recensione ed i siccessivi commenti: mi viene da dire che è ben strana la composizione del mondo dei lettori!
    Io sono stato un accanito divoratore di SF, sin dai lontani giorni dell’adolescenza…..ed i miei Autori preferiti, dal punto di vista dello stile, sono l’americano Samuel R. Delany e l’inglese James G. Ballard……Della LeGuin ho apprezzato le due opere maggiori ("The left hand of darkness" e "The dispossessed") ma non mi ha preso più di tanto la sua costruzione delle storie….
    Nel merito di questa recensione, "Fatherland" mi ha lasciato abbastanza indifferente, mentre mi è piaciuto molto il libro che diversi lettori associano ad esso, "The man in the high castle"…..A mio avviso non c’è niente in comune, però, tra i due titoli:
    in "Fatherland" lo scenario storico è un semplice pretesto per una indagine su un intoccabile, (un po’ come i romanzi di Margaret Doody, nei queli "l’investigatore" è nientemeno che Aristotele….)
    L’assunto del capolavoro di Dick – scritto, non dimentichiamolo, nel 1963 – è invece ben diverso: la società americana è qui modellata secondo uno stile derivante dal fatto che i Giapponesi, avendo vinto la seconda guerra mondiale, vi hanno imposto il loro modo di vivere;  in questo contesto particolare uno scrittore "sovversivo" ipotizza un mondo parallelo nel quale viceversa le forze dell’Asse abbiano perso la guerra….e cosa potrebbe comportare ciò? si chiede l’Autore…..
    Come sempre, in Dick, i personaggi sono volutamente sfuocati, in quanto pedine, non artefici della Storia….(emblematico il protagonista del celebre racconto "Impostore", che oscilla tra due possibili identità. e ciò lo mantiene in vita fino all’ultima riga…..) 
    In questo, a mio avviso, sta la peculiarità e la grandezza di P.K.Dick.
    Forse solo negli ultimi grandi romanzi "Flow, my tears, the Policeman said" e "A scanner darkly" il protagonista assume un ruolo più vicino ai canoni ai quali siamo abituati, di "pivot" della storia, di personaggio nel quale immedesimarsi…..  Anche il Deckart di "Blade Runner" fa quel che fa (ossia ritornare dal pensionamento volontario) non per motivi etici o morali, ma perchè gli si è guastata la pecora elettrica che possiede ed ha dunque paura che i vicini si rendano conto che è finta…..anche lui non sfugge al clichè di personaggio meschino, anonimo forse, ma senza dubbio negativo.

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