Il bavaglio alla verità in rete? No grazie!

Sembra diventato uno sport diffusissimo fra le case editrici con la coda di paglia (leggi: case editrici e/o stamperie a pagamento che non vogliono che si sappia la verità) quello di querelare e/o diffidare tramite avvocati quei bloggers e gestori di forum che si permettono di far notare che la tal casa editrice si fa pagare per pubblicare gli scrittori esordienti, e con questo sconsigliano di contattarle. A me pare un ottimo consiglio, e non ci vedo niente di fuorviante o di lesivo dell’ immagine della casa editrice, visto e considerato che si dice soltanto la verità. Allora ho pensato questa cosa (e non solo io, ci hanno pensato in tanti): se tutti i blog e i forum che vogliono continuare a dire ciò che pensano e che sanno riportano le stesse informazioni e  fanno proprie le stesse opinioni, la casa editrice tal dei tali non potrà mai querelare tutti quanti (ben sapendo di perdere, oltretutto).
TUTTA LA MIA SOLIDARIETA’ A LINDA: SONO CON LEI CONTRO TUTTI QUELLI CHE PROVANO A FARCI TACERE.
La notizia alla quale mi riferisco l’ho letta QUI.
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2 commenti

Archiviato in blog, comunicazione, libri, opinioni, scrittori esordienti, solidarietà

2 risposte a “Il bavaglio alla verità in rete? No grazie!

  1. Resta il fatto che se le case editrici a pagamento esistono e sopravvivono, è perchè c’è un sacco di gente che pur di vedersi stampate le proprie robine non solo si venderebbe le mutande della nonna (se ed in quanto ancora reperibili) ma è disposta non solo a questo, ma a di tutto e di più.Le case editrici a pagamento rispondono al bisogno perverso di un sacco di sedicenti scrittori di vedersi pubblicati ad ogni costo (lo dico proprio nel senso nel senso letterale della locuzione: ****ad ogni costo****)Una coppia perfetta. E quindi…che le loro faccende se le sbrighino tra loro. Però è divertente vedere le dinamiche che si sviluppano tra questi soggetti.

  2. @gabrilu: la cosa più divertente è vedere come reagiscono le suddette case editrici quando qualcuno dichiara che sono “a pagamento”: ti arriva una diffida dall’avvocato, perché, anche se è la pura verità, “è altamente lesivo per l’immagine della casa editrice”. E’ il solito si fa ma non si dice.

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