Rileggendo

Consumare inutilmente la vita, anno dopo anno, fra le cose e le persone che ci sono familiari, anche se non ci piacciono poi molto, per paura del nuovo e dell’ignoto. Prima o poi qualcosa succederà. Lasciamo fare al tempo, e al destino.
Anche se è una vita squallida, monotona, ormai ci abbiamo investito così tanti anni, tutta la nostra gioventù in attesa dell’improbabile avvenimento che darà un senso a tutto, che è troppo faticoso e costoso andarsene, adesso.
E così il tempo corre e ci lascia indietro, e nella monotonia dei giorni sempre uguali ci ritroviamo vecchi e inutili, senza aver vissuto, in realtà. Ed è proprio ora, quando è ormai troppo tardi, che tutto accade, ma non ci riguarda più. Così che la nostra morte sarà l’unica battaglia che ci verrà concesso di combattere.

(Vaghi pensieri sorti rileggendo "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati, attualmente edito da Mondadori, collana Oscar narrativa, pagg. 245, €. 7,80.)

9 commenti

Archiviato in libri, riflessioni

9 risposte a “Rileggendo

  1. …tanto per affondare il coltello in questo …quasi disperato e accorato lamento, a volte non ci è concessa nemmeno quest’ultima chance. Franco

  2. @uskaralis07: molto vero. Comunque questo lamento non ha molto a che fare né con me, né tanto meno con te.Di luoghi nuovi, di nuovi mestieri, di sfide con noi stessi ne abbiamo affrontati parecchi, tu molto più di me (ma neanche io ho scherzato). Ma ci sono periodi nella vita nei quali si ha la netta sensazione di essere immobili mentre tutto scorre, e Buzzati rende molto bene l’idea.

  3. Come hai scritto bene le tue riflessione su IL DESERTO DEI TARTARI, brava!Io amerei rileggere piu’ spesso, poi ho la famosa “piluccia” che mi guarda e non lo faccio, ma ogni tanto mi fermo e riprendo un libro che non leggevo da 15-20 anni, ed e’ molto bello.

  4. Objection. E’ pensandola cosi’ che ci si autoesclude dalla propria vita, tanto “ormai”. Ormai un cazzo. Come se spendere tanti anni dietro una cosa che non ha senso costringa automaticamente a persistere come dei polli…Ma non vi preoccupate se e’ scomodo che io lo scriva, “tanto sono giovane, capiro’ “.

  5. @aleike: molto gentile da parte tua. Effettivamente fa piacere, ogni tanto, rileggere dei bei libri, perché si vedono sotto una luce diversa, si scopre sempre qualcosa di nuovo.@delsys: dovresti sapere, tu che mi conosci, che io non sono mai stata ferma ad aspettare che le cose accadano, casomai sono quella che smania e scalpita e non vede l’ora di “smontare” quello che non mi va, e ricominciare da capo. Certo non da incosciente (come certe persone di nostra conoscenza), ma di cambiamenti nella mia vita ne ho fatti, direi, nelle piccole e grandi cose. In realtà stavo riflettendo sul romanzo di Buzzati, che esterna tanto bene un sentimento e una condizione psicologica molto comune, un po quel procrastinare, per ignavia più che per paura, nell’affrontare la propria vita e darle un senso e una ragione d’essere.

  6. Si, avevo capito il senso. Ed e’ a quella gente che ho scritto, o avrei scritto dando del tu e non del voi.

  7. @delsys: dunque il tuo commento sarebbe un rafforzamento del pensiero che ho sottinteso. Infatti mi pareva strano…

  8. ma non si leggeva nel piccolo principe: tutti sono stati bambini ma pochi se ne ricordano?

  9. @MADMATH: scusa, spiegami meglio. Che ci azzecca con questo discorso?

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