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“Il sussurro delle cose nascoste” AA.VV. – Editrice I Sognatori – pagg.110 – €. 11,00

(dei quali il 10% è devoluto a Amnesty International sezione italiana).

Sei autori: due racconti, un’illustrazione di Francesca Santamaria, una presentazione dell’autore e cenni biografici nelle ultime pagine per ognuno di loro.
I sussurri sono quelli che provengono dall’animo di ognuno di noi, interpretati a volte come incubo, a volte come ironico punto di vista di un protagonista inusuale, altre volte come ricordi d’infanzia che ci segnano per sempre, anche se al momento non lo sappiamo. Le tematiche sono importanti, ma sviluppate in chiave leggera o fantastica, simbolica perlopiù.
Per darvene un assaggio e farvi incuriosire, scrivo qui di seguito degli accenni ai dodici racconti:
 FEDERICO DI LEVA
“L’arcobaleno di caffè”.
Come sarebbe il mondo se fosse monocromatico, se fosse tutto bianco, ovvero senza colori né sfumature né ombre? Orribile, penso. Sarebbe come essere ciechi. Metafora sull’importanza della conoscenza e sulla bellezza della varietà del nostro universo.
“L’universo di caffè”
Come nel primo racconto, il caffè svolge una funzione fondamentale, ma questa volta per trasportarci in un universo parallelo, nel quale la creatività e un certo ottimismo “ragionato” ci donano un altro punto di vista sulle cose.
 ADELA COLAFIGLI
“Spegni la tivù”
Una simpatica mosca è “testimone per l’accusa” in un caso di omicidio. La violenza domestica ai danni delle donne rimane spesso impunita, ma non sempre.
“Je suis un ver”
Il punto di vista sull’arte da parte di un tarlo che vive in una cornice. E si fa beffe dei critici e dei loro paroloni contorti.
GUIDO MARCELLI
“Le cinque celle”
L’annosa e spinosa questione della discrepanza fra le leggi e il senso di giustizia di ognuno di noi, viene qui descritto sotto forma di incubo, sbigottimento e incapacità di capire vissuti da un condannato a morte.
“Notturno”
Un pittore tormentato insegue la figura da lui ritratta in una notte angosciosa, e quando la trova…
Simbolo delle nostre paure ancestrali, le più profonde e sconosciute.
 FLAVIO MORO
“Ricordi di squola”
Chi di voi ha avuto un compagno di scuola, magari alle elementari, che era strano, diverso da tutti gli altri, e al quale avete voluto bene? Credo che siamo in molti. E magari questo suo essere strano ha delineato la sua vita in maniera diversa, forse tragica.
“L’ombra”
Un incidente spazio-temporale fa vivere al protagonista la morte della sua ombra. Poco prima della sua.
 MARCO DI PINTO
“Facevo la seconda elementare”
Un’ingiustizia subita fa capire ad un bambino come gira il mondo. E gli porta via prepotentemente l’illusione e la fiducia tipiche dell’infanzia.
“Dei delitti e delle pere”
Come possono essere feroci gli adolescenti, vittime essi stessi delle loro insicurezze e delle loro paure. Possono infierire anche sul più infelice degli sfigati, e magari sentirsene anche soddisfatti.
 MARCO CAPITANI
“Sognami ancora”
Questo racconto cerca di ricostruire i tempi e le sensazioni tipici del sogno, ribaltando il ruolo di chi sogna e di chi “è sognato”. Il risultato è piuttosto suggestivo.
“Loghia, la città delle parole”
Una città completamente costituita di parole, costruita con le parole, che a causa della sua natura ha perso il significato delle parole stesse. Un’overdose di parole porta alla morte delle idee.
 Per saperne di più leggete QUESTO POST.

4 commenti

Archiviato in libri, racconti, solidarietà

4 risposte a “Articolo successivo

  1. che bello questo libro! mi ispira molto! come ho fatto altre volte mi fido del tuo suggerimento e corro in edicola! grazie, questo blog è proprio bello!

  2. @bradirunner: non lo troverai mai in edicola O____° lo puoi ordinare a:acquisti@casadeisognatori.com

  3. A me sono piaciuti in particolare:”L’universo di caffè” di F.Di Leva e “L’ombra” di Flavio Moro.Il mio ristretto commento è su Anobii.La tua recensione…non fa una piega!!Franco

  4. @Franco: davvero pensi che vada bene? Avevo paura di aver detto troppo poco, ma quando si tratta di ben 12 racconti il rischio è di essere troppo prolissi e di perdere l’attenzione di chi legge. Ora vengo a leggere il tuo commento su aNobii…

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