“1Q84 – Libro 1 e 2 –  aprile /settembre” – Murakami Haruki – Einaudi – pagg. 718 – €. 20,00

 

I personaggi di Murakami sono sempre molto indovinati e unici. Altrettanto si può dire delle trame dei suoi romanzi. Non posso e non voglio raccontarvi nulla della trama perché vi rovinerei il gusto di scoprirla un po’ alla volta fin dalla prima pagina. Vi posso solo dire che nel 1984 il mondo subisce una mutazione e non tutti se ne rendono conto. I protagonisti si trovano a vivere nel “1Q84” (come Aomame lo ha ribattezzato), ci sono due lune anziché una e sono avvenuti dei fatti dei quali essi non rammentano nulla. I destini di Aomame e Tengo sono legati fin dall’infanzia, ma sembra siano destinati a non trovarsi mai. Si parla di sette religiose molto misteriose, di fenomeni paranormali e di lotta fra il bene e il male.

E fin qui mi sta tutto bene, il racconto è affascinante, i personaggi pure, ma ad un tratto entrano in scena i “Little People”. Ora…siamo d’accordo che nei racconti popolari giapponesi ci sono moltissimi folletti e creaturine malefiche varie, ma da occidentale io proprio non sono riuscita a digerire questi sviluppi del racconto. Un altro piccolo difetto secondo me è la ripetitività: sembra quasi un romanzo a puntate del quale l’autore si sente in dovere di fare il riassunto delle puntate precedenti ad ogni nuova uscita. Comunque, nel complesso è stata una buona lettura, e sicuramente leggerò il seguito, quando verrà pubblicato anche in Italia.

6 commenti

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6 risposte a “

  1. essendo ferma al prim o libro non so ancora dirti..però a me i little people non hanno infastidita per ora…in caso a fine lettura ne riparliamo.

  2. Quando i Puffi sono usciti tutti in fila dalla bocca della ragazzina e hanno cominciato a intonare l’esilarante (temo che nelle intenzioni dell’Autore sarebbe dovuto risultare invece sinistro e inquietante) coretto dell’ “oh oh oh oh” io ho fatto un balzo sulla poltrona, mi stavo soffocando dal gran ridere ed ho pensato: ma questo Haruki qui è proprio un gran simpaticone.
    Ed ho pensato anche ai Sette Nani di Walt Disney, ed alla loro allegra canzoncina.

    Poi, per carità. Va tutto bene, ed ogni scaraffone è bello a mamma sua. Se uno decidesse di non voler gettare alle ortiche Haruki con il corredo di tutti i suoi Puffi perchè insomma lo vuole salvare perchè insomma tutto sommato ‘sto Haruki qui scrive bene ed è piacevole da leggere e volesse proprio dare un senso ai piccoli Puffi potremmo dottamente ipotizzare che Haruki —- Gran Maestro degli Ammiccamenti — abbia arci-dottamente ammiccato ai topi de “La peste” di Camus.

    Se lui (Haruki) gioca con me come il gatto con il topo, perchè io non posso giocare con lui (ri)lanciandogli dei topi?
    Letterariamente altolocati, però. Gli rilancerei mica topi qualunque: i topi che gli lancerei io sono quelli della peste di Camus.
    Topi d.o.c., dunque.
    Ma sempre e comunque topi.

    • Ecco, appunto. Che bisogno c’era di inserire ‘sto colpo basso in una narrazione che filava via così bene? Son partita in quarta a leggerlo, e lui dietro una curva mi fa trovare all’improvviso gli omini che escono dalla bocca e canticchiano. Io molto delusa.

  3. ecco io l’ho letto quello che hai scritto, ma ora che faccio? Proseguo?

    • Ti direi di proseguire, in fondo, a parte queste due pecche, che magari hanno fatto un effetto spiacevole solo a me e a Gabrilù, il romanzo non è niente male. Per esempio, Dreca non ci ha trovato nulla da ridire, per quello che ha letto finora.

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