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IN COMA È MEGLIO: NAZISTANIA

IN COMA È MEGLIO: NAZISTANIA.

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Questo non è un Paese per donne

Tutte le donne, ragazze e bambine, in tutte le città d’Italia,

scendono in piazza domenica 13 febbraio 2011.

Senza distinzioni né distintivi.

A Milano l’appuntamento è in Piazza Castello alle ore 14,30.

Per informazioni sulle manifestazioni nelle altre città d’Italia

LEGGETE QUI

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Siamo nel 2009 D.C……

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e  di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma anche che la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Tucidide – Discorso di Pericle agli ateniesi –  461 A.C.

Noi invece, nel 2009 D.C. ……..

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Giù le mani dalla Rete e dalla libertà di espressione

 

Questo è il testo dell’appello che potete firmare QUI:

 Lo scarso impegno della politica nella diffusione della banda larga sul territorio e nell’alfabetizzazione informatica della popolazione e l’inarrestabile susseguirsi di iniziative legislative volte a scoraggiare l’utilizzo della Rete come veicolo di diffusione ed accesso all’informazione costituiscono indici sintomatici della ferma volontà di non consentire che la Rete giochi il ruolo che le è proprio: primo vero mezzo di comunicazione di massa ed esercizio della libertà di manifestazione del pensiero nella storia dell’umanità.

L’emendamento D’Alia sui filtraggi governativi dei contenuti, il DDL Carlucci contro ogni forma di anonimato, il DDL Lussana finalizzato ad accorciare la memoria della Rete, il DDL Alfano attraverso il quale si vorrebbero applicare all’intera blogosfera le disposizioni in tema di obbligo di rettifica nate per la sola carta stampata e, infine, il DDL Pecorella – Costa, con il quale ci si prefigge l’obiettivo di trasformare ex lege l’intera Rete in un immenso quotidiano e trattare tutti i suoi utenti da giornalisti, direttori o editori di giornali non possono lasciare indifferenti.

Esiste il rischio, ed è elevato, che ci si risvegli un giorno non troppo lontano e ci si accorga che la Rete è spenta e che la prima e l’ultima speranza di uno spazio per l’informazione libera è naufragata.

Muovendo da tali premesse riteniamo importante che la blogosfera e la Rete italiana partecipino alla manifestazione del 3 ottobre per la libertà di informazione, sottolineando che esiste una “questione informazione in Rete” che non può e non deve passare inosservata perché se la libertà della stampa concerne il presente quella della blogosfera riguarda, oltre il presente, il futuro prossimo di ciascuno di noi.

L’auspicio è pertanto che quanti hanno a cuore le sorti dell’informazione in Rete, il 3 ottobre aderiscano alla manifestazione chiedendo alla politica che, in futuro, ogni iniziativa governativa o legislativa si ispiri a questi elementari principi di libertà e democrazia che costituiscono la versione moderna dell’art. 11 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino:

– La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi per l’uomo: quindi ogni cittadino può parlare, scrivere, pubblicare in Rete liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla legge.

– Nessun sito internet può formare oggetto di sequestro o di altro provvedimento che ne limiti o impedisca l’acceso se non in forza di un provvedimento emesso dall’Autorità giudiziaria nell’ambito di un giusto processo.

– L’attività di informazione on-line di tipo non professionistico e non gestita in forma imprenditoriale è libera ed il suo svolgimento non può essere soggetto ad alcun genere di registrazione o altro adempimento burocratico.

– La disciplina sulla stampa e quella sull’editoria non si applicano alle attività di informazione on-line svolte in forma non professionistica ed imprenditoriale.

– Nessuno deve venir molestato per le sue opinioni, fossero anche sediziose, purché la loro manifestazione non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla legge.

PRIMI FIRMATARI

Guido Scorza – Istituto per le politiche dell’innovazione (guidoscorza.it)

Enzo Di Frennaenzodifrennablog.it (giornalista)

Vittorio ZambardinoScene digitali (La Repubblica)

Alessandro GilioliPiovono rane (L’Espresso)

HANNO GIA’ ADERITO

Arturo di CorintoFree hardware Foundation

Marco ContiniSocietà Pannunzio per la libertà di informazione

Ernesto BelisarioIstituto per le politiche dell’innovazione

Claudio MessoraByoblu.com

Vincenzo Vita – Senatore della Repubblica

Giuseppe Giulietti – Portavoce Articolo 21

Fiorello Cortiana – Condividi la Conoscenza

Ignazio Marino – Senatore della Repubblica

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Un discorso serio

Sul blog dei Sognatori c’è un post  (QUESTO) che solleva un discorso che riguarda tutti i lettori, nessuno escluso, e che a me sta molto a cuore. Si parla di scrittori esordienti, di case editrici piccole ed indipendenti e di come sia difficile che il lettore si lanci a sperimentare nuove strade malgrado le recensioni positive e numerose che appaiono su blogs come il mio, tenuti da lettori appassionati, persone che non hanno nessun interesse, né economico né clientelare, a parlar bene di un lavoro di uno scrittore sconosciuto o quasi, edito da una casa editrice sconosciuta o quasi. Abbiate la pazienza di leggerlo fino in fondo, anche se è un po lungo, perché ne vale la pena. Una volta letto, la domanda che si è affacciata alla mia mente è stata:
"L’impegno che mettiamo in questa piccola impresa ha una sua ragion d’essere o sono solo energie e tempo sprecati?"

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"Frammenti -Alchimia di segni e di parole " – Otello Fabri e Franco Seculin – A cura di Franco Fabri.

Nel 1984 Otello Fabri (nato e vissuto a Terni) e Franco Seculin (cittadino del mondo), amici di lunga data, progettano di realizzare quest’opera: le poesie di Franco illustrate dai disegni di Otello. Il progetto prosegue (immagino) rallentato dagli impegni lavorativi dei due amici e dalla difficoltà nel trovare degli sponsor, senza essere mai dimenticato o tralasciato. Nel 2001 Otello Fabri muore, e da allora l’amico scrittore lavora in collaborazione col figlio del pittore scomparso per portare a termine quest’opera così fortemente voluta, anche in memoria dell’amico e padre, dell’artista.
E’ una storia bellissima, molto ben documentata e riccamente illustrata da fotografie, lettere, testimonianze di amici, di autorità locali. Ad ogni poesia di Franco Seculin si lega naturalmente il particolare tratto di Otello Fabri, tanto che è impossibile determinare quale fra i due è nato prima, e quale è stato creato poi, a commento del primo.
Attualmente, oltre alla libreria Alterocca di Corso Tacito a Terni, la distribuzione è affidata a Franco Seculin.

Per informazioni: blueriver@hotmail.it

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“Cristiani di Allah – Un noir mediterraneo” – Massimo Carlotto – Edizioni e/o – Pagg. 194 – €.12,50

Siamo ad Algeri, “la Bianca”, la perla dell’impero Ottomano, nel ‘500: in questa città dagli intensi traffici commerciali, dove il vino scorre a fiumi nelle taverne frequentate da navigatori di ogni provenienza, trovano rifugio migliaia di cristiani rinnegati, convertiti alla religione musulmana.

C’è chi ha fatto questa scelta per mero interesse economico, chi per vivere con più libertà rispetto a come viveva in Europa, che è in preda all’Inquisizione. In molti scelgono di diventare corsari. Compiendo spietate razzie lungo le coste del mediterraneo, derubando le navi mercantili, oppure interi paesi riducendo in catene molti degli abitanti (destinati a finire al mercato degli schiavi), non solo garantiscono il proprio arricchimento personale, ma finiscono anche con il sancire la crescita della potenza islamica nel Mediterraneo, pagando onerosi tributi.
Il Mediterraneo del ‘500 è un crogiolo di etnie e lingue diverse: turchi, veneziani, sardi, spagnoli, genovesi, magrebini. Indipendentemente dalla fede religiosa convivono, commerciano, si contendono, si derubano e si fanno schiavi a vicenda.
Sullo sfondo di questo contesto multietnico si svolge la storia di Redouane e Othmane. Entrambi sono corsari e rinnegati, ex lanzichenecchi, uno albanese, l’altro germanico e nel clima di tolleranza che arieggia nell’Algeri dell’epoca possono vivere alla luce del sole il loro amore omosessuale. Tra scorrerie e saccheggi che garantiscono loro una vita agiata, sognano una ulteriore fuga verso le nuove terre al di là dell’Oceano, da poco scoperte. Ma un passo falso compiuto da uno dei due metterà in moto una catena di intrighi, vendette e agguati con un tragico e amaro finale.
In questo romanzo, che è anche un bel noir, Carlotto punta il dito contro la teoria dello scontro tra civiltà di cui si parla fin troppo negli ultimi anni . Ci ricorda come, cinque secoli fa, furono l’impero Ottomano e l’Islam a creare una società ben più liberale e tollerante dell’Europa cristiana. Non è un elogio all’Islam ai danni del Cristianesimo, quanto piuttosto un invito a rivalutare quel mare chiuso che nel corso dei secoli ha sempre assicurato dialogo e relativamente “pacifica” coesistenza, gettando un ponte tra popoli diversi per credo e colore della pelle.

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