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Un nuovo sito? Ma non hai già abbastanza da fare?

Nell’ultimo anno, per varie ragioni, non ultima per il piacere di farlo, sono entrata in contatto e in alcuni casi ho stretto amicizia con diverse persone (quasi tutte donne), che per professione o per passione gravitano nell’universo felino. Ho conosciuto un veterinario, un’assistente veterinaria francese, un’etologa comportamentalista specializzata in gatti (caso più unico che raro), diverse allevatrici italiane e straniere. Così, un giorno, circa un mese fa, mia figlia mi ha lanciato la sfida: “Visto che fra tutti abbiamo un bel bagaglio di conoscenze e informazioni, che ne diresti di aprire un sito dove si parla SERIAMENTE dei gatti, e dove tutti possano trovare informazioni utili, interessanti, curiose e/o pratiche? Io mi occuperei della grafica e della versione inglese del sito, tu dirigeresti il sito, e tutti quelli che vogliono collaborare pubblicherebbero degli articoli riguardanti la loro professione”. Non ho saputo dire di no, anzi, a dire la verità non ci ho nemmeno provato, e così fra circa un mese nascerà “A-Mici miei”, (“My FURRYends” nella versione inglese). Appena saremo online vi lascerò il link su questo blog. Veniteci a trovare.

Per restare in tema, piccola recensione e omaggio a Giorgio Celli, grande uomo e grande          etologo appassionato di gatti, scomparso nel 2011.

” Il gatto di casa: etologia di un’amicizia” – G. Celli –  Gruppo Edit. Muzio – pagg. 138 – €. 10,20

Mi diverte leggere i racconti di Celli, un entomologo/etologo sorprendentemente efficace nelle descrizioni scientifiche permeate da un’ironia e un’affettività assolutamente

esclusive di chi ha fatto del regno animale non solo una brillante trasmissione televisiva, ma anche una scelta di vita. Giorgio Celli è venuto a mancare nel giugno del 2011, in seguito a complicazioni dopo un intervento al cuore. Ha scritto più di 50 testi tra saggi, romanzi, testi teatrali. La sua passione per i gatti era nota a tutti.

In questo suo libro analizza il gatto casalingo e le sue frequentazioni con altri gatti “di fuori”.Scrive che gatto colono e gatto domestico hanno abitudini molto dissimili. Infatti, in un adattamento recentissimo (recente nella storia evolutiva) il gatto che vive con l’essere umano ha sviluppato un rapporto fondato sull’affetto e la reciproca confidenza. Questo tanto per sfatare la diceria che i gatti non si affezionano alle persone.Il fatto è soprattutto verificabile in alcuni particolari momenti, per esempio quello del parto. “In natura le gatte quando è giunto il momento di mettere al mondo i loro piccoli non vanno di sicuro a cercare le altre femmine perché facciano da levatrice .. Quando la gatta di casa deve partorire, beh, ci credereste? ha spesso l’abitudine di  chiedere aiuto al padrone. …Ricordo una mia gatta di tanti anni fa, che una bella notte salì nel letto, mi svegliò ronfando e spingendo la testa contro la mia spalla, e una decina di minuti dopo mi scodellò il primo di tre gattini quasi sul guanciale, mentre io continuavo ad accarezzarla”.

Che il gatto poi riesca anche a percepire gli umori dell’uomo che pensa di essere il loro padrone è innegabile. Lo stesso fenomeno lo ha osservato Celli, in una tribù allargata composta dai suoi gatti di casa e da quelli per così dire clandestini. Gli intrusi, così racconta, “non si limitano a curiosare, ma producono spesso dei guasti, buttando in terra risme di carta e libri rari dalla scrivania … rientrando di sera se i colpevoli sono ancora presenti, mi metto a far loro degli urlacci, batto le mani, minacciando di inseguirli. Ci credereste? I gatti estranei fuggono a zampe levate e quelli di casa? …Sembrano sapere benissimo che sono gli altri, i clandestini, l’oggetto delle mie contumelie, mentre loro, inquilini legittimi del posto, non hanno proprio nulla da temere …Se io urlo non è per loro, ma per gli intrusi”.

E’ bello pensare a questo andirivieni di gatti con le loro storie più o meno drammatiche, fatte di salvataggi, recuperi, adozioni. La casa di Giorgio per loro era sempre aperta. Come per Bianca all’olio, avvistata durante un viaggio in autostrada verso la sede di un convegno. Nell’area di servizio quella povera gattina sembrava mendicare del cibo, trascinandosi un po’ di traverso sulle zampe, come se fosse stata urtata da un’automobile. Il pensiero di quell’esserino così pericolosamente esposto insegue Giorgio per tutta la conferenza, tant’è che, al ritorno nel cuore della notte, ripassando da quell’area di servizio, tenta di avvicinarla senza successo. Rientrato a casa, un sogno terrificante gli rimanda l’immagine di un Tir che schiaccia la bestiola. “Mi sono svegliato in un’alluvione di sudore, e con il cuore che mi batteva come un tamburo. La mattina dopo, insieme al mio fedele collaboratore, sono andato a prenderla … Ora vive nel mio giardino e le ho dato un nome: Bianca all’olio. Che ne dite? Mangia regolarmente e se ne sta al calduccio. Tutto in virtù di un sogno che forse era premonitore”.

Padrone affettuoso, Celli, malgrado il suo atteggiamento da valente studioso, sapeva essere anche un mattacchione. E’ il caso di quello che definisce “comportamento d’accoglienza” di uno dei suoi tanti mici, determinato dalla sua presenza costante dietro alla porta di casa nel momento in cui lui l’apriva, come se il gatto in attesa ne avesse percepito in anticipo il ritorno (lo stesso fenomeno lo vivo con la mia gatta Naima ogni sera).

Era l’ascensore che avvertiva il micio del mio rientro? Quando ero in casa, il gatto non dava alcun segno di attenzione al ronzio dell’ascensore … Salii per ben tre volte le scale a piedi, con le scarpe in mano per minimizzare ogni possibile rumore d’avvertimento, e niente da fare: il gatto mi aspettava dietro la porta. La cosa diventò per me una specie di ossessione, ci pensavo e ci ripensavo senza riuscire a formulare uno straccio di ipotesi”.

Miao, Giorgio. Mi manchi.

 

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Breve piacevolissimo incontro di domenica.

C’è una sorta di maledizione in questo fatto: le persone con le quali condivido interessi, idee, stile di vita e priorità, quelle con le quali mi sento bene e che sembrano capirmi, vivono tutte inesorabilmente e senza eccezioni ad almeno 3 o 4 ore di viaggio da casa mia, in alcuni casi molte di più. Vi giuro che non lo faccio apposta. Così ci dobbiamo inventare le occasioni per vederci e ritagliare quelle poche ore in occasione di un viaggio, di una vacanza o di avvenimenti particolari. Per tutto il resto c’è il WEB.

Domenica (ieri) sono riuscita a vedere Gonza Bassa sfruttando un buco tra le coincidenze dei due treni che la portavano da Torino a Milano il primo,  e il secondo da Milano all’aereoporto di Malpensa per rientrare a Berlino, dove vive attualmente. A causa dei problemi di lavoro di mio marito non ero riuscita ad andare a Roma per Natale, dove avrei potuto incontrarla insieme ad altri amici che vivono lì, quindi ero un po’ “in debito d’ossigeno” per la mia mente, stressata e alienata dal lavoro e dalla gente che mi circonda. Parafrasando Sting potrei dire “I’m an alien”.

Cristina, il marito Diego e il piccolo Tommaso sono arrivati intorno alle 15,00 in Stazione Centrale, dove siamo rimasti per non sprecare il poco tempo a disposizione e per via degli zaini che si portavano appresso, piuttosto pesanti e ingombranti, per quel che mi è parso di capire. Con me c’era anche mio marito Giovanni, che ha una predilezione per loro e non si sarebbe mai perso l’occasione di incontrarli. Seduti al Burgher King ( nè le maestre d’asilo tedesche di Tommy nè la mia alimentarista dovranno mai venirlo a sapere) ci siamo raccontati fatti e antefatti, progetti e speranze, mangiando “fritten”, come le chiama Tommy,  crocchette di pollo e altre cose sulle quali non mi sono sentita di investigare .

Dopodiché Cristina ed io, per gentile concessione dei nostri mariti, abbiamo fatto un raid da Feltrinelli (quello della Stazione Centrale non l’avevo mai visitato, è piuttosto grande e ben fornito). Come al solito la parte della pecora nera è toccata a me, che ho speso un sacco di soldi, mentre Cristina si prestava a ricercare e spuntare i libri che volevo dalla mia cara vecchia Moleskine nera.Lei ormai ha adottato il Kindle, e acquista solo i libri che, dopo averli letti, ne risultano degni. Prima o poi proverò a fare così anch’io, potrei autoregalarmi un Kindle per il mio ompleanno, magari.

Risultato del raid predatorio in libreria:

IL MUSEO IMMAGINATO  di Philippe Daverio, persona che io stimo grandemente come critico d’arte e come essere umano.

LA LUCE DI ORIONE – IL CASTELLO DI EYMERICH – MATER TERRIBILIS – REX TREMENDAE MAIESTATIS di Valerio Evangelisti, in pratica tutti quelli che mi mancavano della serie di Eymerich l’Inquisitore.

DIVORZIO ALL’ISLAMICA A VIALE MARCONI di Amara Lakhous, avrei voluto anche “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Mazzini” ma non c’era. Lo troverò poi.

VITE BRUCIACCHIATE di Elio e Le Storie Tese, regalato a Cristina dopo tanto insistere per farle scegliere qualcosa.

UN’OMBRA FUGGITIVA DI PIACERE di Costantinos Kavafis, questo è il regalo che Cristina ha fatto a me. Poesie con testo a fronte in greco a cura di Guido Ceronetti. Inizierò a leggerlo domani.

SATORI di Don Winslow, Cristina l’ha regalato a mio marito Giovanni.

Alla fine del raid ci è rimasto solo il tempo di fiondarci al treno. Mentre loro caricavano gli zaini, ho scarabocchiato una dedica sul libro di Cristina. Mi sono portata inutilmente appresso la macchina fotografica, sarà per un’altra volta. Mi consolo con l’idea che forse ad agosto riuscirò a fare una scappata a Berlino di 2 o 3 giorni, e non è detto che Diego, in uno dei suoi viaggi di lavoro, non possa portare con sè Cristina e Tommy, qualora il caso lo porti a Milano.

A costo di ripetermi: queste sono le cose che mi riconciliano con il genere umano. Se ci sono persone come loro, o come Franco e Simonetta a Cuneo, Alessandra,  Lorenza,Simona e Stefano a Roma, Marina in Lussemburgo (che non ho mai incontrato personalmente), Aldo e Francesca a Lecce, ed altri, vuol dire che non sono proprio un’aliena caduta per caso su questa terra.

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