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Dimenticare i racconti

Ormai giunta a 51 anni già suonati, posso dire con sicurezza che ho un problema mnemonico legato alla lettura: delle tante raccolte di racconti che ho letto nella mia vita (poche se rapportate ai romanzi, ma molte nel complesso), non mi ricordo NULLA! Nemmeno di quelli letti poco tempo fa.

Per esempio, l’ultima raccolta di racconti di Camilleri, “La regina di Pomerania”: buio assoluto, se non per il racconto che da il nome alla pubblicazione, e solo perché mi ricorda le cosiddette “truffe del secolo” ed era divertente. Ma anche quello è destinato a dissolversi nelle nebbie della mia memoria fallibile e capricciosa.

La spiegazione che mi sono data è psicologica e non clinica. Credo di aver bisogno, nelle mie letture, di conoscere, sviscerare, imparare tutto il possibile dei luoghi e dei personaggi. Mi ci devo affezionare, e ci vuole tempo, ovvero molte pagine di descrizioni, di dialoghi, di riflessioni. Poi, quando il romanzo arriva all’ultima pagina, ho la sensazione di avere degli amici in più, di aver fatto un lungo viaggio. Vuoi mettere con una passeggiata di un’ora, o quattro chiacchiere scambiate con qualcuno sul tram?

Quando nel 2006 ho letto “Il petalo cremisi e il bianco”, io sono stata a Londra nel 1870. Ne ho conosciuto i colori, gli odori, ho indossato quegli abiti e ho sperimentato quella mentalità crudele e meschina. Ho girato i quartieri malfamati e visitato le dimore dei potenti dell’epoca. E mi ricordo quasi tutto. E questo è solo un esempio. Ma se mi chiedeste di riassumere un racconto qualsiasi fra quelli che ho letto, non sarei in grado di farlo. Per quanto sia stato piacevole leggerlo sul momento, non mi è rimasto niente.

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Divorzio all’islamica a viale Marconi – Amara Lakhous – Edizioni  E/O – pagg.186 – €. 9,00

Un racconto carino, divertente, la cui trama, per quanto leggera e poco consistente, ha il grande pregio di far risaltare i personaggi e farti riflettere su di una realtà che molti di noi, me compresa, non conoscono: chi sono , cosa pensano, come vivono e quali difficoltà (materiali e psicologiche) incontrano gli immigrati islamici nel nostro Paese. Molte sono le informazioni che ci offre questo autore algerino che scrive in italiano e che parla, in fin dei conti, anche di noi italiani e di come ci rapportiamo con gli “altri”. Non mancano le critiche, bonarie ma non troppo, verso una certa mentalità integralista e arretrata (sia islamica che cristiana) che ha fatto tanti danni e impedito un vero rapporto di comprensione e convivenza serena fra le due sponde del Mediterraneo e non solo. La non conoscenza è il male peggiore.

Vorrei leggere anche, dello stesso autore, “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”, che per ora non sono riuscita a trovare. Ma lo troverò.

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Breve piacevolissimo incontro di domenica.

C’è una sorta di maledizione in questo fatto: le persone con le quali condivido interessi, idee, stile di vita e priorità, quelle con le quali mi sento bene e che sembrano capirmi, vivono tutte inesorabilmente e senza eccezioni ad almeno 3 o 4 ore di viaggio da casa mia, in alcuni casi molte di più. Vi giuro che non lo faccio apposta. Così ci dobbiamo inventare le occasioni per vederci e ritagliare quelle poche ore in occasione di un viaggio, di una vacanza o di avvenimenti particolari. Per tutto il resto c’è il WEB.

Domenica (ieri) sono riuscita a vedere Gonza Bassa sfruttando un buco tra le coincidenze dei due treni che la portavano da Torino a Milano il primo,  e il secondo da Milano all’aereoporto di Malpensa per rientrare a Berlino, dove vive attualmente. A causa dei problemi di lavoro di mio marito non ero riuscita ad andare a Roma per Natale, dove avrei potuto incontrarla insieme ad altri amici che vivono lì, quindi ero un po’ “in debito d’ossigeno” per la mia mente, stressata e alienata dal lavoro e dalla gente che mi circonda. Parafrasando Sting potrei dire “I’m an alien”.

Cristina, il marito Diego e il piccolo Tommaso sono arrivati intorno alle 15,00 in Stazione Centrale, dove siamo rimasti per non sprecare il poco tempo a disposizione e per via degli zaini che si portavano appresso, piuttosto pesanti e ingombranti, per quel che mi è parso di capire. Con me c’era anche mio marito Giovanni, che ha una predilezione per loro e non si sarebbe mai perso l’occasione di incontrarli. Seduti al Burgher King ( nè le maestre d’asilo tedesche di Tommy nè la mia alimentarista dovranno mai venirlo a sapere) ci siamo raccontati fatti e antefatti, progetti e speranze, mangiando “fritten”, come le chiama Tommy,  crocchette di pollo e altre cose sulle quali non mi sono sentita di investigare .

Dopodiché Cristina ed io, per gentile concessione dei nostri mariti, abbiamo fatto un raid da Feltrinelli (quello della Stazione Centrale non l’avevo mai visitato, è piuttosto grande e ben fornito). Come al solito la parte della pecora nera è toccata a me, che ho speso un sacco di soldi, mentre Cristina si prestava a ricercare e spuntare i libri che volevo dalla mia cara vecchia Moleskine nera.Lei ormai ha adottato il Kindle, e acquista solo i libri che, dopo averli letti, ne risultano degni. Prima o poi proverò a fare così anch’io, potrei autoregalarmi un Kindle per il mio ompleanno, magari.

Risultato del raid predatorio in libreria:

IL MUSEO IMMAGINATO  di Philippe Daverio, persona che io stimo grandemente come critico d’arte e come essere umano.

LA LUCE DI ORIONE – IL CASTELLO DI EYMERICH – MATER TERRIBILIS – REX TREMENDAE MAIESTATIS di Valerio Evangelisti, in pratica tutti quelli che mi mancavano della serie di Eymerich l’Inquisitore.

DIVORZIO ALL’ISLAMICA A VIALE MARCONI di Amara Lakhous, avrei voluto anche “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Mazzini” ma non c’era. Lo troverò poi.

VITE BRUCIACCHIATE di Elio e Le Storie Tese, regalato a Cristina dopo tanto insistere per farle scegliere qualcosa.

UN’OMBRA FUGGITIVA DI PIACERE di Costantinos Kavafis, questo è il regalo che Cristina ha fatto a me. Poesie con testo a fronte in greco a cura di Guido Ceronetti. Inizierò a leggerlo domani.

SATORI di Don Winslow, Cristina l’ha regalato a mio marito Giovanni.

Alla fine del raid ci è rimasto solo il tempo di fiondarci al treno. Mentre loro caricavano gli zaini, ho scarabocchiato una dedica sul libro di Cristina. Mi sono portata inutilmente appresso la macchina fotografica, sarà per un’altra volta. Mi consolo con l’idea che forse ad agosto riuscirò a fare una scappata a Berlino di 2 o 3 giorni, e non è detto che Diego, in uno dei suoi viaggi di lavoro, non possa portare con sè Cristina e Tommy, qualora il caso lo porti a Milano.

A costo di ripetermi: queste sono le cose che mi riconciliano con il genere umano. Se ci sono persone come loro, o come Franco e Simonetta a Cuneo, Alessandra,  Lorenza,Simona e Stefano a Roma, Marina in Lussemburgo (che non ho mai incontrato personalmente), Aldo e Francesca a Lecce, ed altri, vuol dire che non sono proprio un’aliena caduta per caso su questa terra.

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Fin qui ci siamo…

Eccomi finalmente arrivata su WordPress. I quasi sei anni di post e immagini che avevo su Splinder sono stati trasportati qui, ma l’impostazione grafica va ancora sistemata perché fa pena. Per il momento non ho ancora reindirizzato tutti i link ai post degli anni passati, ma conto di farlo prima che Splinder chiuda i battenti definitivamente. Comunque ci sono.  Spero che il 2012 sia un anno meno pestifero per me, così da poter ricominciare a leggere e commentare con la stessa assiduità di un tempo. A rileggerci presto.

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Mezzo secolo venerdì scorso

Considerazioni e riflessioni di una strana cinquantenne.

Mi sono sorpresa a domandarmi :”Cosa è cambiato, e come mi sento, ora che ho compiuto 50 anni?”

La risposta è complicata. Per una come me, che non ha mai avuto un’adolescenza e una giovinezza vere e proprie e che quando era giovane non è mai stata felice, forse si può dire che ora mi sento meglio. Non rimpiango certo i miei 20 anni, pieni di paure e di insicurezza, né tantomeno i 30, periodo di disillusioni e peripezie per sopravvivere, anni duri, sia fisicamente che psicologicamente, da superare. Verso i 40 c’è stato un cambiamento di rotta, ho incominciato a vederci più chiaro, a capire quello che veramente volevo e quello che non volevo più, e per gli altri dev’essere stata dura.

Ma il cambiamento sostanziale è avvenuto pochi anni fa. Credo che abbia coinciso con alcuni avvenimenti particolari: mia figlia che si creava una sua famiglia insieme al suo compagno, la morte di mia madre e poi anche quella di mia suocera, seppure in modo più marginale. Non è stato irrilevante nemmeno l’anno durante il quale sono rimasta senza lavoro e il fatto che quando un lavoro l’ho riavuto era comunque sostanzialmente peggiorativo economicamente e dal punto di vista della qualità della vita. Tutte queste cose, ed altre ancora più personali delle quali forse non è il caso di parlare, mi hanno fatto indossare degli occhiali nuovi, né con le lenti nere, né con le lenti rosa, ma degli occhiali che mi permettono di mettere a fuoco nettamente le mie priorità.

Ed ho visto chiaramente che:

– Non ci tengo minimamente ad essere amata e desiderata da un uomo (né da una donna, beninteso), ma esigo che si riconoscano le mie  capacità e le mie qualità e soprattutto i miei diritti, non solo i miei doveri.

– Se ho sbagliato nei miei rapporti sentimentali ne accetto le conseguenze, ma non ho intenzione di continuare a flagellarmi con delusioni, complicazioni, incomprensioni. Non mi interessa più. Solo mia figlia può ancora chiedermene conto, qualora lo voglia.

– Voglio intorno a me una società più giusta, più solidale, più impegnata per gli altri, e voglio agire in prima persona, nei limiti delle mie possibilità e capacità. Sono sempre più allergica alle ingiustizie e alla disonestà.

– Voglio leggere tanto e informarmi tanto, e se il tempo e il denaro non mi basteranno li toglierò al sonno, ai beni di consumo voluttuari (non ho ancora capito quali) e alle insulse serate passate davanti alla tv a guardare un film di fianco a qualcuno che si è già addormentato dopo i primi 10 minuti (o a fare stupidi giochi online). Non ne faccio una colpa a questo qualcuno, semplicemente le mie priorità sono altre, adesso.

Che ve ne pare? Io credo che essere arrivata a 50 anni con queste prospettive, può essere già un miglioramento. Tutto sta a vedere se queste cose saprò/potrò realizzarle tutte.

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Siamo nel 2009 D.C……

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e  di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma anche che la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Tucidide – Discorso di Pericle agli ateniesi –  461 A.C.

Noi invece, nel 2009 D.C. ……..

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Lodo Alfano giudicato incostituzionale

Per tutti quelli che credono ancora nella Giustizia
questo è un giorno da ricordare.

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